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Feltri attacca: “Violenza spettacolo tra giovani”, poi accusa: “Senza limiti diventano pericolosi”

Vittorio Feltri analizza il caso del tredicenne violento: “Non sappiamo chi fosse davvero”, denunciando una società senza limiti e autorità sempre più fragile.

Vittorio Feltri e la violenza spettacolo tra i giovani

Le parole di Vittorio Feltri affrontano con tono netto un episodio che ha scosso l’opinione pubblica: un ragazzo di tredici anni che ha accoltellato la propria insegnante, riprendendo tutto. “Hai colto il punto: sappiamo tanto e non sappiamo nulla”.

Il giornalista sottolinea il paradosso dell’epoca attuale, in cui le informazioni sono numerose ma spesso non aiutano a comprendere davvero i fatti. “Sappiamo che un tredicenne ha accoltellato la sua insegnante. Sappiamo che ha scritto una lettera, che si interessava a ordigni, che ha filmato tutto e lo ha trasmesso. Ma non sappiamo chi fosse davvero questo ragazzo”.

Un passaggio centrale riguarda la natura stessa del gesto: “Perché quel gesto non era soltanto violenza. Era rappresentazione. Era esibizione. Era, permettimi il termine, spettacolo”. Secondo Feltri, questo elemento rappresenta il dato più inquietante.

“Voleva dimostrare di esistere”, l’analisi del gesto

L’analisi si concentra sulle motivazioni profonde che potrebbero aver spinto il giovane a compiere un atto così grave. “Che cosa vuole dimostrare un ragazzo di tredici anni accoltellando una professoressa e riprendendosi? Vuole dimostrare di esistere”.

Per Vittorio Feltri, si tratta di una ricerca di identità distorta, legata a una percezione di vuoto interiore. “Vuole affermare una forza che in realtà non possiede. Vuole colmare un vuoto”.

Un vuoto che, secondo il giornalista, ha una causa precisa: “E quel vuoto ha un nome preciso: assenza di limiti”. Una definizione che riassume la sua lettura del contesto culturale attuale.

“Senza autorità e regole, cresce la violenza”

Nel suo intervento, Feltri amplia il discorso a un fenomeno più generale. “Viviamo in una società in cui ogni forma di autorità è stata delegittimata. Il professore non può più rimproverare, il genitore non può più imporre”.

La conseguenza sarebbe una reazione sempre più aggressiva verso chi rappresenta una regola. “E quando qualcuno prova a esercitare una minima funzione educativa, come nel caso di un’insegnante che richiama uno studente, scatta la ribellione”.

Una ribellione che, secondo il giornalista, non è costruttiva ma distruttiva: “Non la ribellione sana, ma quella distruttiva”. E ancora: “Chiunque rappresenti, anche minimamente, una regola, diventa un bersaglio”.

Feltri mantiene una cautela su eventuali influenze esterne: “Non sappiamo, ed è bene dirlo con prudenza, se dietro questo episodio ci siano influenze esterne”.

Ma la conclusione è netta: “Questo gesto non nasce dal nulla. Nasce in un contesto culturale in cui il limite è sparito, la responsabilità è evaporata e l’autorità è diventata una parola sospetta”. E infine: “Quando togli il limite a un ragazzo, non lo rendi libero. Lo rendi pericoloso”.

Published by
Lorenzo Costantino

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