Matteo Salvini interviene sul caso Francesco Putortì a Reggio Calabria e riaccende lo scontro sulla legittima difesa dopo la condanna a oltre 15 anni
Le parole di Matteo Salvini riportano al centro del confronto politico il tema della legittima difesa, dopo la sentenza della Corte d’Assise di Reggio Calabria che ha condannato Francesco Putortì, 50 anni, a 15 anni e sei mesi di reclusione per omicidio e tentato omicidio.
I fatti risalgono al 28 maggio 2024, quando, secondo quanto emerso dalle indagini della Squadra mobile, l’uomo avrebbe sorpreso due individui all’interno della propria abitazione in contrada Rosario Valanidi. Si tratta di Alfio Stancampiano, 30 anni, e Giovanni Bruno, 46 anni, entrambi originari di Catania, che sarebbero stati intenti a compiere un furto.
Secondo il racconto fornito da Francesco Putortì, una volta rientrato in casa avrebbe trovato i due al piano superiore e, temendo per la propria sicurezza, avrebbe impugnato un coltello. Durante una colluttazione, entrambi sarebbero stati colpiti, riuscendo poi a fuggire. Nella fuga, avrebbero lasciato cadere alcune pistole sottratte dall’abitazione, regolarmente detenute dal proprietario.
La versione dei fatti fornita dall’imputato non ha però convinto gli investigatori. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, infatti, i due uomini sarebbero stati colpiti mentre cercavano di allontanarsi dall’abitazione, quindi non durante una fase di confronto diretto.
Alfio Stancampiano, gravemente ferito, sarebbe stato trasportato e abbandonato nei pressi dell’ospedale “Morelli” di Reggio Calabria, dove è deceduto poco dopo il ricovero. Giovanni Bruno, invece, sarebbe riuscito a lasciare la zona, attraversando lo Stretto e raggiungendo un ospedale a Messina per ricevere le cure necessarie.
Sulla base di questi elementi, la Corte ha ritenuto che non sussistessero i presupposti della legittima difesa, arrivando alla condanna per omicidio e tentato omicidio. La decisione ha riaperto il dibattito sui limiti giuridici dell’autotutela domestica e sulle condizioni che ne determinano la liceità.
Sulla vicenda è intervenuto direttamente Matteo Salvini, con un messaggio pubblicato sui social che ha suscitato reazioni nel panorama politico. «Quindici anni e 6 mesi di carcere per aver difeso la propria casa e la propria famiglia? Roba da matti. Un uomo che si ritrova un ladro tra le mura domestiche non è un criminale, è una vittima. In un Paese normale, la Giustizia sta col cittadino perbene, non con chi delinque: la difesa è sempre legittima».
Le dichiarazioni del vicepremier si inseriscono in un confronto già acceso sul tema della sicurezza e sulla normativa che disciplina la legittima difesa, con posizioni differenti tra le forze politiche e tra gli operatori del diritto.
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