Marco Travaglio critica il Partito Democratico sulle primarie: accuse di incoerenza mentre Giuseppe Conte cresce nei sondaggi e sfida Elly Schlein per la leadership.
Travaglio Pd primarie, l’accusa di incoerenza nel centrosinistra
Il dibattito sulle primarie nel centrosinistra si infiamma dopo le dichiarazioni di Marco Travaglio, che ha puntato il dito contro il Partito Democratico e la sua linea ritenuta contraddittoria. Secondo il direttore del Fatto Quotidiano, i dem avrebbero cambiato posizione sulle primarie in base ai sondaggi, che oggi vedono favorito Giuseppe Conte rispetto a Elly Schlein.
Nel suo intervento, Travaglio ha affermato: “Fino all’altro giorno predicava le primarie di coalizione per scegliere il candidato premier progressista. Poi, letti i sondaggi che danno Conte favorito sulla Schlein e unico competitor in grado di battere la Meloni e di guidare il prossimo governo, contrordine compagni: primarie? Chi ha mai parlato di primarie? A leggere i giornaloni, sembra che le abbia inventate Conte…”.
Le parole del giornalista evidenziano una tensione crescente all’interno dell’area progressista, dove la definizione della leadership resta ancora aperta in vista delle elezioni politiche del 2027.
Il peso dei precedenti e la questione leadership
Nel suo editoriale, Marco Travaglio ha anche richiamato i precedenti elettorali del centrosinistra, sottolineando come in diverse occasioni il Partito Democratico abbia scelto il candidato premier senza passare dalle primarie.
“Poi, però, il Pd impose sempre il suo segretario come candidato premier senza primarie: Veltroni nel 2008, Bersani nel 2013, Renzi nel 2018, Letta nel 2022 (…) E tutti e quattro i pretendenti fallirono…”, ha ricordato.
Secondo questa lettura, il nodo delle primarie rappresenterebbe un passaggio decisivo per definire la leadership e aumentare le possibilità di competere con il centrodestra guidato da Giorgia Meloni.
Conte-Schlein, la sfida interna e le primarie obbligate
Per Travaglio, il confronto tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein rende inevitabile il ricorso alle primarie, considerando il peso elettorale del Movimento 5 Stelle e la popolarità del suo leader.
“Il Pd ha un possibile alleato, il Movimento Cinque Stelle, a pochi punti di distanza (14 contro 21-22%), con un leader più popolare del suo, che per giunta ha già fatto due volte il premier lasciando un buon ricordo trasversale. Quindi, le primarie avrebbero ancor più senso di quelle del 2005, pura investitura plebiscitaria del candidato già designato”.
Nonostante questo scenario, il Partito Democratico appare ancora incerto sulla strada da seguire, tra ipotesi di federatori esterni, primarie di programma e altre soluzioni alternative.
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