Emergono documenti sugli acquisti di mascherine Covid dalla Cina durante il governo Conte, tra spese milionarie, polemiche e interrogativi sulla gestione della pandemia.
Nuovi elementi documentali riaccendono il dibattito sulla gestione della pandemia durante il governo guidato da Giuseppe Conte.
Tra gli archivi della Protezione civile emerge un atto, identificato con il codice Dpc-contratto-covid19-00115636, che descrive un’operazione effettuata il 22 marzo 2020.
Secondo quanto riportato, l’Italia avrebbe speso 36 milioni di euro per acquistare 22 milioni di mascherine, al prezzo unitario di 1,7 euro, tramite una società cinese.
La fornitura sarebbe stata gestita prima dell’intervento della struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri, in una fase iniziale dell’emergenza sanitaria caratterizzata da forte carenza di dispositivi di protezione.
Il documento, pur essendo pubblico, non sarebbe stato finora oggetto di approfondimento da parte della commissione parlamentare che indaga sulla pandemia.
La società coinvolta nell’operazione è la China Meheco Corporation, indicata come azienda formalmente privata ma riconducibile al sistema statale cinese.
All’epoca dei fatti, il suo amministratore delegato Gao Yuwen risultava legato al Partito comunista cinese.
L’episodio si inserisce in un contesto più ampio di relazioni tra Italia e Cina durante la prima fase dell’emergenza Covid. In quel periodo, il governo italiano aveva anche inviato materiale sanitario a Pechino nelle settimane precedenti all’esplosione dei contagi sul territorio nazionale.
Secondo ricostruzioni emerse anche a livello internazionale, una parte dei dispositivi successivamente arrivati in Italia sarebbe stata acquistata e non donata, come inizialmente percepito.
Le nuove informazioni alimentano interrogativi sulle scelte compiute nei mesi iniziali della crisi sanitaria, quando il sistema sanitario italiano si trovava sotto forte pressione, in particolare in aree come la provincia di Bergamo.
Nel frattempo, la commissione parlamentare sulla pandemia continua il proprio lavoro, con audizioni e acquisizione di documenti per ricostruire le decisioni adottate in quel periodo.
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