Tommaso Cerno difende il voto in Ungheria dopo Orbán e rilancia sul caso Ilaria Salis, sostenendo che il processo continuerà anche senza l’ex premier.
Le dichiarazioni di Tommaso Cerno riaccendono il confronto politico sull’Ungheria e sul lungo governo di Viktor Orbán, durato sedici anni. Secondo il giornalista, quanto accaduto nel Paese rappresenta la dimostrazione di un sistema democratico funzionante, in cui il cambiamento avviene attraverso il voto.
“Alla fine avevamo ragione: l’Ungheria era davvero una democrazia”, ha affermato Tommaso Cerno, sottolineando come per anni ogni decisione di Viktor Orbán sia stata descritta come autoritaria. “Peccato che per anni ogni atto di Viktor Orbán, identificato come il peggiore di tutti i mali, fosse la dittatura e il nazismo. E invece no”.
Nel suo intervento, Cerno evidenzia come il risultato elettorale sia arrivato senza eventi straordinari, ma attraverso il normale esercizio del voto: “Era il volere popolare, che è durato 16 anni e che il meraviglioso e banale gesto di recarsi alle urne ha fatto cambiare di segno”.
Il giornalista si sofferma anche sul cambio alla guida del Paese, con l’ascesa di Péter Magyar, figura proveniente dallo stesso ambiente politico di destra di Viktor Orbán. Secondo Cerno, il passaggio di potere rappresenta una dinamica ordinaria in un sistema democratico.
“Semplicemente gli stessi ungheresi che avevano scelto Orbán per quattro volte, gli hanno detto di lasciare il governo al vincitore, legittimo, delle elezioni in Ungheria”, ha dichiarato.
Cerno osserva inoltre che il giudizio sul nuovo corso politico arriverà nei prossimi mesi: “Se sarà migliore l’Ungheria di Péter Magyar, che è cresciuto nello stesso partito di destra di Orbán e che la sinistra presto dipingerà come peggiore del suo predecessore, lo vedremo nei prossimi mesi”.
Nelle sue dichiarazioni, Tommaso Cerno richiama anche il caso di Ilaria Salis, collegandolo al contesto istituzionale ungherese. Il giornalista sottolinea che il procedimento giudiziario non sarebbe legato esclusivamente alla figura di Viktor Orbán.
“Ma certamente la sua sarà la stessa Ungheria che ha messo sotto processo Ilaria Salis, la connazionale che il Giornale per primo chiese di aiutare”, ha spiegato, aggiungendo: “Vedremo se era colpa di Orbán il suo processo e se adesso finirà per magia (e per Magyar). Oppure continuerà, come succede nelle democrazie, dove i poteri sono separati”.
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