Il ritorno di El Niño preoccupa gli esperti: “Super El Niño” potrebbe portare temperature record e fenomeni estremi, con effetti globali fino all’Europa.
Un nuovo episodio di El Niño sta prendendo forma nell’Oceano Pacifico e, secondo gli esperti, potrebbe evolvere in una fase particolarmente intensa. Si tratta di un’anomalia del sistema oceano-atmosfera che provoca un riscaldamento anomalo delle acque superficiali nella fascia equatoriale centro-orientale.
In condizioni normali, i venti alisei spingono le acque calde verso ovest, accumulandole vicino all’Asia, mentre lungo le coste del Sud America risalgono acque più fredde. Durante El Niño, questo equilibrio si altera: gli alisei si indeboliscono e le acque calde si spostano verso est, modificando la circolazione atmosferica.
Il fenomeno si presenta in modo irregolare, generalmente ogni due-sette anni, e può durare diversi mesi. Per essere classificato come El Niño è sufficiente un aumento di 0,5 °C delle temperature oceaniche, ma le stime attuali indicano valori molto più elevati, tra 1,5 e 2 °C, tanto da far parlare di un possibile “Super El Niño”.
Gli effetti di El Niño non si limitano all’area del Pacifico, ma si estendono su scala globale. La climatologa Serena Giacomin lo descrive come una «gigantesca macchina termodinamica» capace di redistribuire energia tra oceani e atmosfera.
Secondo i modelli del ECMWF, esiste circa il 75% di probabilità che il prossimo evento sia particolarmente intenso. Questo potrebbe influenzare anche la circolazione dell’Atlantico settentrionale, con ripercussioni sul clima europeo.
In genere, El Niño è associato a cambiamenti nei pattern climatici: alcune aree sperimentano siccità prolungate, altre precipitazioni intense. Anche l’Europa potrebbe essere coinvolta, soprattutto con condizioni più instabili e variabili.
Uno degli effetti principali riguarda l’aumento delle temperature globali. Negli ultimi anni, episodi di El Niño hanno contribuito a nuovi record climatici, come nel caso del 2024, tra gli anni più caldi registrati in Europa.
Un’atmosfera più calda contiene più energia, aumentando la probabilità di eventi estremi: ondate di calore, siccità e piogge violente. In Europa meridionale, questo può tradursi in lunghi periodi di caldo seguiti da precipitazioni improvvise.
Per l’Italia non esistono previsioni puntuali, ma le tendenze indicano un’estate con temperature elevate e persistenti. Secondo le stime diffuse da Copernicus Climate Change Service, marzo 2026 è stato tra i più caldi mai registrati a livello globale, con una temperatura media di circa 1,48 °C sopra i livelli preindustriali.
Le condizioni osservate indicano una crescente instabilità climatica, con alternanza tra periodi di siccità e precipitazioni intense, in linea con gli effetti tipici associati a El Niño.
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