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Omicidio Bongiorni, la versione dei genitori: “I nostri figli innocenti, lui o ubriaco o drogato”

A Massa, dopo la morte di Giacomo Bongiorni, parlano i familiari dei giovani arrestati: respinte le accuse e difesa della loro versione dei fatti.

Giacomo Bongiorni, la versione dei genitori dei ragazzi arrestati

A una settimana dall’omicidio di Giacomo Bongiorni, il 47enne morto a Massa dopo una rissa con un gruppo di giovani, emergono le parole dei genitori di due dei ragazzi finiti in carcere. Le famiglie respingono le accuse e sostengono la versione fornita dai figli, contestando anche il clima che si è creato attorno alla vicenda.

“I nostri figli sono stati aggrediti e hanno reagito, non sono criminali”, afferma uno dei genitori. “Gli adulti non avrebbero dovuto iniziare la rissa con dei ragazzi, alcuni minori, ma chiamare semmai le forze dell’ordine”.

Nel racconto fornito, viene ribadita l’idea di una reazione a una presunta aggressione, con una ricostruzione che si discosta da quella al centro delle indagini.

Le dichiarazioni dei familiari e il dolore per la vittima

Nel corso delle interviste, i familiari dei giovani arrestati esprimono anche parole di cordoglio per quanto accaduto, pur mantenendo una linea difensiva. “Mi dispiace che sia morta una persona, un padre di famiglia, e davanti al proprio bambino. Non si deve morire così. Penso a quel bambino che ora non ha più il padre. Mi dispiace da morire”, viene dichiarato.

Subito dopo, però, arriva una presa di posizione netta: “I nostri ragazzi, però, sono stati aggrediti e si sono difesi. Quel signore ha dato una testata a un minore e ha preso un pugno. Non mi dite che è morto per i colpi ricevuti. Se un bimbo di 16 anni ti dà un pugno non muori. E non cadi neanche a terra, a meno che tu non sia ubriaco o drogato”.

Parole che evidenziano una ricostruzione alternativa rispetto a quella degli inquirenti, mentre in città si sono svolti i funerali della vittima.

Le posizioni dei padri e la difesa dei figli

Tra gli interventi, anche quello di Gabriel Caratusu, padre del 19enne Alin Eduardo, che ha difeso apertamente il comportamento dei ragazzi: “Ma quali bottiglie? E se anche fosse stato, ti metti poi a picchiare dei ragazzi? E davanti a tuo figlio di 11 anni? Ma che comportamento è? Cosa gli insegni, a picchiare? Non dovevano intromettersi, avrebbero dovuto chiamare le forze dell’ordine, sono loro che devono pensarci”.

Lo stesso Caratusu ha poi aggiunto: “Ora anche noi siamo rovinati. La nostra vita è rovinata. Sono 25 anni che vivo in Italia, mio figlio è nato e cresciuto qui, siamo una famiglia di lavoratori rispettata”.

Sulla stessa linea anche Nicu Miron, padre di Ionut Alexandru, 23 anni: “Penso che mio figlio sia innocente. Lo conosco, è un bravo ragazzo. Non avrebbe mai lanciato bottiglie di vetro. Dispiace quello che è successo, che un uomo abbia perso la vita. Non doveva accadere. Ma se uno ti aggredisce non si sa come reagisci in quel momento”.

Published by
Lorenzo Costantino

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