Borsellino indagava su mafia appalti nei giorni precedenti alla strage di Via D’Amelio, mentre emergono nuovi elementi sul possibile legame con la sua morte.
Il filone investigativo denominato “mafia appalti”, sviluppato dal Ros e trasmesso alla Procura di Palermo nel 1991, torna al centro dell’attenzione nel ricostruire le ultime settimane di attività di Paolo Borsellino. Dopo la strage di Capaci, in cui perse la vita Giovanni Falcone, il magistrato riprese con determinazione quel dossier, concentrandosi sui rapporti tra criminalità organizzata e sistema imprenditoriale.
Nei 57 giorni che separarono i due attentati, Borsellino intensificò i suoi spostamenti, recandosi più volte a Roma e incontrando ufficiali del Ros. In quel periodo esaminò direttamente il fascicolo, pur essendo consapevole del rischio personale. L’interesse per quel filone investigativo, già considerato strategico da Falcone, appare oggi uno degli elementi su cui si concentrano le analisi della Commissione Antimafia e della Procura di Caltanissetta.
Tra i contributi più rilevanti emersi negli anni figura quello dell’ex magistrato Antonio Di Pietro, che ha indicato un possibile collegamento diretto tra quell’indagine e l’attentato del 19 luglio 1992. “Ritengo che la causa scatenante della morte di Borsellino fosse mafia appalti”, ha dichiarato, offrendo una lettura diversa rispetto ad altre interpretazioni.
Lo stesso Di Pietro ha ricordato come Falcone avesse già individuato un sistema corruttivo esteso, capace di collegare imprese e politica su scala nazionale. In questo contesto si inserisce anche l’incontro con Borsellino, avvenuto al ministero, durante il quale il magistrato siciliano mostrò interesse per le indagini in corso a Milano: “Dobbiamo fare presto, dobbiamo andare di corsa, dobbiamo trovare il sistema”.
Secondo il racconto, l’obiettivo era quello di coordinare le inchieste, mettendo in relazione gli elementi raccolti nei diversi ambiti investigativi. Un passaggio che, nelle ricostruzioni successive, assume un peso significativo nel delineare il contesto di quei giorni.
Un ulteriore elemento riguarda gli interrogatori del collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo. In uno degli ultimi incontri, Borsellino decise di presentarsi da solo. Durante quel colloquio, secondo quanto emerso, sarebbero stati approfonditi i legami tra mafia e imprenditoria, tema già presente nel filone “mafia appalti”.
Tre giorni dopo quell’incontro, il magistrato venne ucciso nella strage di Via D’Amelio a Palermo. Un intervallo temporale che continua a sollevare interrogativi sul possibile ruolo di quelle informazioni.
Già nel 2001, Di Pietro aveva ricordato come Borsellino fosse “convinto che vi fosse un sistema unitario, a livello nazionale, di spartizione degli appalti e che questo fosse la chiave interpretativa del sistema delle tangenti”. Una convinzione che si inserisce nel solco delle indagini avviate da Falcone, anche in relazione ai flussi finanziari e al riciclaggio.
This website uses cookies.