Tommaso Cerno interviene sul caso Paolo Borsellino, denuncia attacchi mediatici e chiede che la Commissione Antimafia faccia luce su nuovi elementi.
Non usa mezzi termini Tommaso Cerno, che interviene con parole dure sul caso legato a Paolo Borsellino e alla strage di via D’Amelio. “Non posso pensare che in Italia sia vietato parlare di Paolo Borsellino per cui – a pensar male, come diceva quello – viene da dare un’altra interpretazione alla campagna intimidatoria contro il Giornale, il Tempo e il nostro editore Angelucci”.
Il direttore punta il dito contro una presunta pressione mediatica e politica: “E cioè che da sinistra si vuole alzare un polverone mescolando fatti e bugie purché non si riapra il file «strage di via D’Amelio»”.
Secondo Tommaso Cerno, il tema centrale resta la possibilità di approfondire nuovamente alcuni aspetti della vicenda, a partire dalle domande rivolte a ex magistrati coinvolti nelle indagini.
Al centro dell’intervento c’è un documento definito inedito, che secondo quanto riportato aprirebbe nuovi scenari. “Lo dico perché il Giornale ha solo posto alcune domande agli ex magistrati Gioacchino Natoli e Roberto Scarpinato oggi parlamentare Cinque stelle. Ma, al posto delle risposte, ha ottenuto una batteria di attacchi copia-incolla di politici, in campo per scaldare la piazza anziché arrivare a una verità”.
Tommaso Cerno sottolinea come, a suo dire, non siano arrivate risposte nel merito, ma solo critiche. “E così decidiamo di continuare a porle, quelle domande, pubblicando un verbale inedito”.
Nel documento si farebbe riferimento a un passaggio specifico: “Dal quale si desume che il giudice Borsellino poche ore prima di essere assassinato avesse prelevato un fascicolo. Per approfondire l’omicidio di un imprenditore siciliano che porterebbe dritto verso nord e verso quel filone mafia e appalti archiviato secondo alcuni in maniera frettolosa”.
Nella parte finale del suo intervento, Tommaso Cerno richiama direttamente il ruolo della Commissione parlamentare. “Un documento che non solo suggerisce che quella strada non è stata percorsa fino in fondo (da qui la domanda a Natoli e Scarpinato: come mai questo è stato possibile?), ma che dimostra come ci fosse una strada aperta che nessuno ha voluto seguire davvero”.
Da qui la richiesta esplicita: “Abbastanza per pretendere che una commissione che si chiama Antimafia faccia luce sul caso e non si nasconda dietro regolamenti che impediscono proprio a chi fu protagonista di quelle vicende di approfondirne i dettagli o di valutare nuovi elementi”.
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