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Scontro alla Fenice, Venezi tira in ballo Meloni: “Se mi avesse scelta lei, non sarei stata cacciata”

La direttrice Beatrice Venezi denuncia una campagna contro di lei alla Venezia della Fenice, parla di attacchi sul talento e replica alle accuse degli orchestrali.

Venezi e Venezia: lo scontro con l’orchestra della Fenice

Si riaccende lo scontro tra Beatrice Venezi e l’orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, dopo le dichiarazioni rilasciate dalla direttrice d’orchestra in un’intervista. Al centro della vicenda le accuse reciproche e un clima che, secondo Venezi, sarebbe diventato sempre più teso nel corso del tempo.

“Ha vinto l’odio, quello di sinistra, contro il talento”, ha dichiarato Beatrice Venezi, tornando sulla vicenda che ha segnato la sua uscita dal teatro veneziano. La direttrice ha spiegato di non essersi pentita delle posizioni espresse nei confronti degli orchestrali, ribadendo la propria versione dei fatti.

Le dichiarazioni di Beatrice Venezi e le accuse sul sistema

“Colabianchi ha concesso all’orchestra di fare una campagna di odio contro di me, con spillette e lancio di volantini, dando al mondo un’immagine scadente della Fenice. Hanno messo in discussione la mia competenza, il mio talento, il mio percorso. Sono arrivati a dire che il Colòn di Buenos Aires è un teatro di provinci”, ha affermato Beatrice Venezi.

Sulla questione del presunto nepotismo, la direttrice ha precisato: “Mai detto. Era un paragone tra la mia situazione e quella presente nel nostro mondo. Io non vengo da una genealogia di musicisti, mi sono fatta da sola e nessuno ha avuto per me il minimo rispetto, umano prima che artistico”. Nel dettaglio, ha citato alcuni nomi: “Ad esempio Marco Trentin e Anna Trentin, attualmente in organico, parenti dello storico oboista della Fenice, Giorgio Trentin. Magari sono i migliori sulla piazza, oppure no. Ma è evidente che ci sia una facilità”.

Sui concorsi, ha aggiunto: “Mai detto. Ma al momento di scegliere, l’appartenenza a una famiglia di musicisti gioca un ruolo. Un vantaggio competitivo che io non ho mai avuto”.

Il rapporto con Meloni e le polemiche politiche

Nel corso dell’intervista, Beatrice Venezi ha affrontato anche il tema del rapporto con la politica e con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Io sono stata scelta dal sovrintendente. Fossi stata scelta da Giorgia Meloni sarei ancora alla Fenice…”, ha dichiarato.

Sul padre, in passato dirigente di Forza Nuova, ha aggiunto: “La sfido a trovare una mia dichiarazione che possa essere associata al fascismo o all’intolleranza. Io sì che sono stata trattata con intolleranza, come un oggetto, un corpo estraneo da espellere dal sistema”.

Ripercorrendo le tappe della vicenda, ha spiegato: “Prima di salire su quel palco nel 2021 ero stata osannata persino da Corrado Augias, che definì prezioso il mio libro, salvo poi dopo il 2022 affermare in tv che non ero diplomata. Poi c’è stata la polemica sull’uso del termine maestro o maestra, Laura Boldrini mi ha attaccata e tutto ha preso una dinamica politica”.

Infine, ha chiarito: “Io non ho avuto alcun tipo di contatto con Roma. Per dire del savoir faire, le rivelo che ho saputo dell’annullamento dall’Ansa. Il sovrintendente mi ha spedito una mail senza farmi prima una telefonata”. E ha concluso: “Colabianchi si è trasformato nel perfetto cavallo di Troia a favore dei sindacati e della sinistra”.

Published by
Emanuele Larocca

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