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“Superbonus misura scellerata”: Meloni attacca Conte sui costi

Il Superbonus torna al centro dello scontro politico: Fratelli d’Italia accusa Giuseppe Conte e contrappone i costi della misura al Piano casa.

Superbonus, l’affondo di Fratelli d’Italia contro Conte

Il Superbonus torna nel confronto politico dopo il messaggio diffuso da Fratelli d’Italia sui propri canali social. Il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha contrapposto il Piano casa del governo alla misura edilizia introdotta durante il governo Conte II, guidato da Giuseppe Conte.

Nel post, Fratelli d’Italia ha scritto: “100mila alloggi per chi una casa non ce l’ha. Superbonus 110 per cento per chi ne aveva due”. Poi l’attacco politico: “Ci sono provvedimenti seri e misure che danneggiano l’economia. I primi portano la firma di Giorgia Meloni, le seconde quella di Giuseppe Conte”.

Il riferimento è al Piano casa varato dall’esecutivo, che punta a rendere disponibili oltre centomila alloggi nei prossimi dieci anni, tra recupero di case popolari non utilizzabili e abitazioni a prezzi calmierati. Il tema viene usato dalla maggioranza per marcare la distanza tra l’intervento sull’emergenza abitativa e il peso dei bonus edilizi sui conti pubblici.

I dati sul Superbonus e il peso per lo Stato

Secondo gli ultimi dati Enea, aggiornati al 30 aprile 2026, gli oneri a carico dello Stato legati alle detrazioni maturate per lavori conclusi con il Superbonus sfiorano i 132 miliardi di euro. Gli edifici coinvolti sono oltre mezzo milione, con una spesa ammessa a detrazione superiore ai 125 miliardi.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un’intervista a Panorama, ha richiamato il confronto tra le risorse destinate ai bonus edilizi e quelle previste per il Piano casa. “Se con il Piano casa da 10 miliardi realizzeremo almeno 100mila nuovi alloggi, con i 160 miliardi di euro destinati dalla sinistra a Superbonus e bonus facciate, ne avremmo potuto costruire più di un milione e 600mila”.

La premier ha poi aggiunto: “Purtroppo a pagare il prezzo di decisioni scellerate fatte dalla sinistra per raccattare facile consenso sono sempre i cittadini comuni”. Le parole di Meloni hanno riaperto lo scontro con il Movimento 5 Stelle, che ha sempre rivendicato il ruolo del Superbonus come misura di rilancio per edilizia, efficientamento energetico e occupazione.

Il nodo del deficit e la replica politica del governo

Il costo del Superbonus resta anche un tema di finanza pubblica. Il governo sostiene che l’impatto dei crediti fiscali abbia ridotto gli spazi disponibili per altri capitoli di spesa, dalla sanità alla scuola, fino al sostegno dei redditi più bassi. La questione è legata al modo in cui i crediti maturati vengono contabilizzati e agli effetti di cassa negli anni successivi.

Giorgia Meloni, commentando i dati di finanza pubblica, aveva già attaccato la misura: “Fa arrabbiare che saremmo stati comunque sotto il 3% di deficit se, anche nel 2025, sulle casse dello Stato non avesse gravato l’esborso di miliardi di euro per il superbonus. La sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II, al momento, impedisce all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione, togliendo al governo margine di spesa da destinare alla sanità pubblica, alla scuola, al sostegno dei redditi più bassi”.

Il confronto tra Meloni e Conte resta quindi concentrato su due letture opposte: per la maggioranza il Superbonus rappresenta un costo rilevante per lo Stato; per il Movimento 5 Stelle è stata una misura espansiva, con effetti su cantieri, imprese e consumi. La polemica, rilanciata da Fratelli d’Italia, riporta al centro il rapporto tra bonus edilizi, debito pubblico e politiche abitative.

Published by
Lorenzo Costantino

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