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A L’aria che tira confronto acceso tra Benedetta Scuderi e Maurizio Gasparri sulle Big Tech: “Non dobbiamo sottometterci”.
A L’aria che tira, il programma di approfondimento politico di La7 condotto da David Parenzo, il confronto sul vertice in Cina tra Donald Trump e Xi Jinping ha aperto un passaggio dedicato al ruolo delle Big Tech. In studio, Benedetta Scuderi, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, ha criticato il peso dei grandi imprenditori del settore digitale nei rapporti internazionali e nelle scelte dei governi. Il tema è stato affrontato partendo dalla presenza dei principali volti della tecnologia al summit, considerata dalla parlamentare europea un elemento rilevante per la tenuta democratica degli Stati.
Nel corso del dibattito, la Scuderi ha rivolto il suo intervento anche a Gasparri: “Non è che quegli imprenditori lì sono un nostro problema. Sono un problema proprio per la tenuta della capacità democratica di qualsiasi stato democratico. Dobbiamo in qualche modo tutelarci. Questo vuol dire da una parte investire su tecnologie proprie. E questo vuol dire… lo dico a Gasparri che ha appena detto che il Ppe governa in quasi tutti gli stati europei. Dica ai colleghi di non fare austerità e di farci avere un budget europeo più alto”. La replica dell’esponente di Forza Italia è arrivata subito: “Guardi si è distratta. Lei sta al parlamento europeo, guardi le posizioni… è proprio quello che chiediamo noi”. La Scuderi ha poi ribadito: “Non dobbiamo sottometterci alle Big Tech di Trump e di Xi Jinping. Noi le tassiamo”.
Il confronto si è acceso nel momento in cui Gasparri ha spostato la discussione sulle responsabilità politiche italiane. Il senatore ha incalzato la Scuderi con una domanda diretta: “Cosa ha fatto il Pd in cinque anni di governo?”. Il passaggio ha chiuso la parte più tesa del dibattito televisivo. Al centro dello scambio sono rimasti il rapporto tra politica e colossi tecnologici, la tassazione delle grandi imprese digitali e il ruolo dell’Unione europea nella costruzione di una strategia autonoma. Il confronto non ha prodotto annunci o proposte operative nuove, ma ha evidenziato la distanza tra le posizioni in studio sul modo in cui l’Europa dovrebbe rapportarsi ai grandi gruppi del settore tecnologico.
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