Vittorio Feltri interviene sul caso di Davide Cavallo, accoltellato a Milano per 50 euro: “Lo Stato non può perdonare al posto nostro”.
La lettera di Davide Simone Cavallo, 22 anni, studente della Bocconi, aggredito e accoltellato a Milano nella notte del 12 ottobre 2025, continua a suscitare reazioni nel dibattito pubblico. Il giovane ha raccontato di essere stato rapinato per una banconota da 50 euro e ferito con una coltellata, riportando conseguenze gravissime.
Nella sua testimonianza, pubblicata a pochi giorni dall’avvio della causa legale fissata per il 20 maggio, Davide Simone Cavallo ha scritto: “A volte ancora la sento, la coltellata”. E ancora: “Io non dovrei essere qui… Perché non mi sento le gambe?”.
Nel testo, il ragazzo ha spiegato di non odiare chi lo ha aggredito, parlando di compassione e di perdono. Un passaggio che ha colpito anche Vittorio Feltri, intervenuto sul caso con una riflessione dedicata al rapporto tra dolore, giustizia e responsabilità dello Stato.
La vicenda è stata ricostruita da più testate nazionali, che hanno riportato la lettera del giovane e il riferimento alla rapina avvenuta nella zona di Corso Como.
Nel suo intervento, Vittorio Feltri ha sottolineato la forza del perdono espresso da Davide Simone Cavallo, distinguendolo però dal compito della giustizia.
“Davide ha scelto il perdono”, ha scritto il giornalista, definendo quella decisione “nobile” e collegandola a una dimensione personale che non può diventare una linea pubblica per lo Stato. Il punto centrale della sua riflessione è racchiuso in una frase:
“Lo Stato non può permettersi il lusso di perdonare al posto nostro”. Secondo Feltri, la pena non deve essere confusa con la vendetta, ma resta lo strumento attraverso cui una società tutela i cittadini e interviene davanti a reati gravi. “La pena non è vendetta. La pena è difesa della società”, ha aggiunto.
Il giornalista ha poi insistito sul rischio di minimizzare episodi di violenza commessi da gruppi di giovanissimi, richiamando il caso di Davide Simone Cavallo come esempio di una ferita che non riguarda soltanto la vittima, ma anche il senso di sicurezza nelle città.
La riflessione di Feltri si concentra anche sulle conseguenze concrete dell’aggressione: la perdita dell’autonomia, il cambiamento della vita quotidiana e il peso che ricade sulla famiglia della vittima.
Nel testo viene respinta l’idea che una vita con disabilità abbia minor valore, ma si evidenzia la gravità di una condizione imposta a un ragazzo di 22 anni da un’aggressione per pochi soldi.
Il passaggio più duro riguarda gli aggressori: secondo quanto riportato nel commento, alcuni di loro, dopo il fermo, avrebbero sperato che Davide Simone Cavallo morisse.
Su questo punto, trattandosi di una circostanza molto delicata, prima della pubblicazione è opportuno verificare gli atti giudiziari o una fonte investigativa diretta.
La parte finale dell’intervento affida alla giustizia un compito preciso: punire non per vendetta, ma per impedire che condotte violente restino senza conseguenze. In questa prospettiva, il perdono della vittima resta una scelta individuale, mentre la risposta dello Stato appartiene al piano della legge.
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