A Trieste la visita degli alunni di Marostica con i migranti scatena polemiche politiche: il ministero avvia verifiche sulle attività didattiche svolte.
Un gruppo di alunni di alcune classi quinte della scuola primaria Arpalice Cuman Pertile di Marostica, in provincia di Vicenza, ha partecipato nei giorni scorsi a un’attività didattica a Trieste, in piazza Libertà, zona vicina alla stazione ferroviaria e punto di ritrovo per molti migranti arrivati in città.
Durante la serata, i bambini hanno affiancato alcune associazioni di volontariato nella distribuzione dei pasti. L’iniziativa era inserita in un percorso scolastico dedicato alla conoscenza del fenomeno migratorio e, in particolare, alle difficoltà affrontate da chi attraversa la rotta balcanica prima di arrivare in Italia.
Secondo quanto raccontato dai volontari, gli alunni erano stati preparati dagli insegnanti anche attraverso esercizi svolti a scuola. Tra questi, alcune attività bendati e senza scarpe, pensate per avvicinare i bambini alla comprensione degli ostacoli affrontati dai migranti durante il viaggio. L’esperienza è stata poi raccontata online da alcuni partecipanti, con immagini e testimonianze successivamente rimosse.
Dopo la diffusione dell’iniziativa, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha comunicato che l’Ufficio scolastico regionale per il Veneto ha avviato verifiche sulle modalità didattiche e organizzative dell’attività. Il Mim seguirà l’evoluzione del caso per chiarire come sia stato strutturato il progetto e quali autorizzazioni siano state raccolte.
A raccontare pubblicamente la serata era stato anche il volontario Gian Andrea Franchi, che aveva parlato di un “momento pieno di vita per la serietà degli sguardi e dei gesti dei bambini, adeguatamente preparati dagli insegnanti”.
La vicenda ha provocato reazioni immediate nel centrodestra. L’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint e il senatore Marco Dreosto hanno parlato di “immagini vergognose” e di “scene inaudite”. Secondo i due esponenti leghisti, “le maestre hanno fatto un vero e proprio lavaggio del cervello a questi piccoli”.
Anche il deputato di Fratelli d’Italia Silvio Giovine ha criticato l’iniziativa, sostenendo che “la scuola non deve esporre i bambini a messaggi diseducativi”. Sia dalla Lega sia da Fratelli d’Italia è stata annunciata l’intenzione di portare il caso all’attenzione del ministro Giuseppe Valditara.
Alle critiche del centrodestra è arrivata la risposta del Partito Democratico. La consigliera regionale veneta Chiara Luisetto ha accusato la Cisint di avere esposto i bambini e l’istituto scolastico di Marostica a una campagna di attacchi. “Cisint ha dato in pasto i bambini e l’istituto scolastico di Marostica agli odiatori seriali”, ha dichiarato la Luisetto.
Sulla stessa linea la segretaria del Pd di Trieste, Maria Luisa Paglia, che ha difeso il valore educativo dell’iniziativa. “Educare alla solidarietà significa formare cittadini e cittadine capaci di rispetto, responsabilità e umanità”, ha scritto la Paglia.
Nel confronto è intervenuto anche il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che ha definito la scelta della scuola “particolare”. Il governatore ha collegato la questione al tema della sicurezza in piazza Libertà, area già interessata da controlli rafforzati delle forze dell’ordine. “Magari così si vuole scoprire l’illegalità”, ha osservato Fedriga, aggiungendo: “Allora forse è utile che i ragazzi lo sappiano, che esiste appunto un’illegalità troppe volte coperta da associazioni che vivono di questa illegalità”.
Ora gli accertamenti dell’Ufficio scolastico regionale dovranno chiarire il quadro dell’attività svolta dagli alunni, mentre la vicenda resta oggetto di confronto politico tra chi contesta il progetto e chi lo considera un percorso educativo sulla solidarietà e sulla conoscenza delle migrazioni.
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