Renzi torna al centro delle tensioni nel Movimento 5 Stelle: Conte apre al dialogo, ma la Appendino richiama la caduta del governo Conte II.
Il nome di Matteo Renzi torna a dividere il Movimento 5 Stelle. L’ipotesi di un’intesa più stabile tra le forze del centrosinistra, con dentro anche Italia Viva, continua a creare tensioni nel partito guidato da Giuseppe Conte.
Il tema riguarda il cosiddetto campo largo e la possibilità di costruire una coalizione in grado di competere con il centrodestra. Per una parte del Movimento 5 Stelle, però, il rapporto con Renzi resta politicamente difficile. Il motivo è legato soprattutto alla crisi del gennaio 2021, quando Italia Viva ritirò il sostegno al governo Conte II, aprendo la strada all’esecutivo guidato da Mario Draghi.
Nelle ultime ore Giuseppe Conte ha scelto una linea più prudente rispetto al passato. Ospite di Tg2 Post, parlando del rapporto con Renzi e con le forze di centro, l’ex presidente del Consiglio ha dichiarato: “Nessun rancore, nessun fatto personale”.
Sulla possibilità di dialogare con l’area centrista, Conte ha aggiunto: “Vedremo che grado di affidabilità daranno”, precisando poi: “Ma oggi non mi metto a dire questo sì, o questo no, sarebbe arrogante”.
Il leader del Movimento 5 Stelle ha quindi indicato una linea meno rigida rispetto agli anni scorsi. Il punto politico è chiaro: per costruire un’alternativa al centrodestra, nessuna forza del centrosinistra sembra poter bastare da sola. Da qui la necessità di valutare alleanze e accordi, senza chiudere preventivamente la porta ai partiti minori di centro.
Il passaggio che ha fatto discutere maggiormente è arrivato quando Conte ha spiegato: “Non puoi pensare che sei portatore di verità e non puoi mandare a casa Meloni da solo”.
Una formula che segna una distanza dal vecchio “mai con Renzi” e apre a una valutazione più tattica dei rapporti politici. Lo stesso concetto era stato espresso anche durante l’apertura di Nova, la nuova piattaforma programmatica del Movimento 5 Stelle, quando Conte aveva chiarito che il partito “non è né settario, né chiuso rispetto ad altre iniziative politiche”.
Parole che hanno però riacceso le tensioni interne. Una parte del Movimento 5 Stelle considera l’apertura al centro una scelta necessaria. Un’altra parte, più legata alla storia identitaria del partito, vede in Renzi un ostacolo politico ancora difficile da superare.
A esprimere la linea più critica è stata la Appendino, deputata ed ex sindaco di Torino. Rispondendo ai giornalisti sull’apertura di Conte al centro, ha distinto il dialogo su singoli provvedimenti da un’alleanza politica più ampia.
La Appendino ha dichiarato: “Se Renzi vuole ragionare su una legge sul conflitto di interessi o sul salario minimo ci ragioniamo, ma questo viene dopo. Io la storia non la riscrivo e non dimentico quello che ha fatto”.
Il riferimento è alla caduta del governo Conte II, una ferita che nel Movimento 5 Stelle non è mai stata del tutto superata.
Per molti esponenti pentastellati, Renzi resta il leader che nel pieno dell’emergenza pandemica ritirò il sostegno al governo guidato da Conte. Nel gennaio 2021 le dimissioni delle ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti segnarono il punto di rottura tra Italia Viva e l’esecutivo.
La Appendino ha ricordato così quella fase: “Renzi ha fatto cadere un governo, ci ha mandato a casa per non far gestire al presidente Conte il Pnrr. Io non sono ossessionata dal perimetro delle stanze, dagli accordi di partito, sono ossessionata da portare a votare chi oggi si sente escluso e non protetto dallo Stato. Parliamo con loro”.
Il messaggio è rivolto sia all’esterno sia all’interno del partito. Il tema, per la Appendino, non è solo la composizione della coalizione, ma la credibilità del Movimento 5 Stelle davanti al proprio elettorato.
Negli ultimi anni il rapporto tra Conte e Renzi è passato dallo scontro frontale a una fase più cauta. L’ex premier pentastellato non ha cancellato le critiche al leader di Italia Viva, ma oggi evita di trasformare il suo nome in una pregiudiziale assoluta.
La prudenza resta alta. Dentro il Movimento 5 Stelle, infatti, l’ipotesi di vedere il simbolo pentastellato accanto a quello di Italia Viva continua a provocare resistenze. La linea di Conte sembra guardare alla costruzione di un fronte largo contro il centrodestra. La posizione della Appendino rappresenta invece l’ala che teme una perdita di identità e memoria politica.
This website uses cookies.