Sara Kelany interviene a 4 di Sera dopo il caso Modena e parla di seconde generazioni, integrazione e rischio separatismo islamico.
Il caso di Salim El Koudri, il 31enne arrestato dopo l’attacco con l’auto nel centro di Modena, è stato al centro della puntata di 4 di Sera, il talk show di Rete 4 condotto da Paolo Del Debbio. Tra gli ospiti è intervenuta la Kelany, deputata di Fratelli d’Italia, che ha collegato la vicenda al tema delle seconde generazioni e dell’integrazione in Italia.
L’episodio di Modena ha provocato diversi feriti, alcuni in gravi condizioni. Secondo le ricostruzioni di cronaca, El Koudri è stato fermato dopo essere piombato con l’auto sui pedoni nel centro cittadino. Le indagini sono ancora in corso per chiarire movente, dinamica e quadro personale dell’indagato.
Nel dibattito televisivo, la Kelany ha scelto un’impostazione politica netta, puntando l’attenzione sul rapporto tra immigrazione, appartenenza culturale e rispetto dell’ordinamento italiano.
La deputata ha indicato le seconde generazioni come una questione che, a suo giudizio, non può essere elusa. “Il problema delle seconde generazioni esiste, purtroppo la sinistra nasconde come al solito la polvere sotto il tappeto, ma esiste. Esiste il problema di separatismo islamico, che purtroppo comincia a verificarsi anche nelle grandi periferie italiane, in cui in determinate enclave si applica la sharia e non si applica la legge dell’ordinamento”.
La Kelany ha poi descritto una condizione di distanza tra alcuni giovani cresciuti in Italia e il contesto sociale del Paese. “Questi sono ragazzi che crescono in Italia ma sono avulsi dal contesto, non si sentono italiani, non si sentono parte di questo territorio e pretendono di applicare una legge che non è quella dell’ordinamento”.
Il riferimento della deputata è a un rischio di frattura culturale e giuridica, che secondo la sua lettura andrebbe affrontato prima che assuma dimensioni già viste in altri Paesi europei.
Nel suo intervento, la Kelany ha richiamato le esperienze di altri Paesi europei. “Noi siamo semplicemente nella coda di quello che è già successo in Europa con le banlieue francesi, quello che è successo in Nord Europa, quello che è successo anche in Gran Bretagna. In Italia ancora non siamo in quella situazione e dobbiamo interporci, dobbiamo assolutamente interporci a queste derive terribili”.
La deputata ha quindi collocato il dibattito italiano dentro un quadro più ampio, sostenendo che alcune dinamiche osservate in Francia, nel Nord Europa e in Gran Bretagna possano rappresentare un precedente da evitare.
Il passaggio resta politico e non modifica il piano giudiziario del caso Modena: allo stato degli atti, il movente dell’attacco è ancora oggetto di accertamento e deve essere tenuto distinto dalle valutazioni espresse in televisione.
La Kelany ha poi insistito sul tema dell’integrazione come processo di lungo periodo. “Se non si è creata integrazione adesso… L’integrazione come si vede non è una questione che si procura nell’immediato, nel breve periodo, l’integrazione si crea nel medio-lungo periodo, infatti questi sono ragazzi di seconda generazione che spesso vivono in Italia da 15 anni, 18 anni”.
Secondo la deputata, il problema deriverebbe anche da scelte politiche compiute in passato. “Il problema viene da politiche sconsiderate precedenti che ha fatto credere che venire in Italia bastasse per considerarsi italiani, che potevi venire in Italia e poi non importava rispettare quelli che sono i nostri contesti valoriali, ordinamentali e culturali”.
La conclusione del ragionamento riguarda il rapporto tra immigrazione e identità culturale. La Kelany ha criticato quella che definisce una linea troppo permissiva: “Arrivano a giustificare addirittura le donne che portano il velo integrale pur di non scomodare il loro buonismo sull’immigrazione”.
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