Modena, Feltri chiede giustizia senza alibi dopo l’ordinanza del gip su El Koudri: accuse di strage, dubbi sul disagio mentale e responsabilità individuale.
Vittorio Feltri interviene sul caso di Modena, dopo la convalida dell’arresto di Salim El Koudri, il 31enne accusato di avere travolto diverse persone con un’auto in pieno centro e di avere poi ferito con un coltello un passante che aveva tentato di bloccarlo.
Il giornalista commenta l’ordinanza del gip e concentra la propria attenzione su un punto preciso: la lettura del gesto come azione lucida e non come conseguenza automatica di un disagio psichico. Una posizione espressa con toni netti, nel quadro di una vicenda giudiziaria ancora affidata agli accertamenti degli inquirenti.
Nel suo intervento, Feltri afferma: “Caro Gianluca, non occorre essere psichiatri, criminologi o premi Nobel per comprendere ciò che appare evidente persino applicando il semplice buonsenso. Quest’uomo ha agito con lucidità. E il gip, stavolta, ha avuto il coraggio di dirlo senza nascondersi dietro il solito teatrino del ‘disagio mentale’”.
Il riferimento è alla valutazione contenuta nell’ordinanza, nella quale il giudice non avrebbe ravvisato, allo stato, elementi sufficienti per sostenere che l’azione sia stata determinata da una patologia psichica. Feltri legge questo passaggio come un elemento centrale nella ricostruzione della responsabilità dell’indagato.
Secondo Feltri, la dinamica descritta dagli atti non sarebbe compatibile con uno stato di confusione. Il giornalista sostiene: “Un soggetto confuso non prende un coltello, non sale in automobile, non percorre decine di chilometri e non sceglie accuratamente il luogo più affollato possibile, il giorno di maggiore presenza di persone, nell’orario in cui famiglie, anziani, ragazzi e bambini passeggiano tranquilli. Questo non è caos mentale. Questa è pianificazione”.
Nel suo ragionamento, il direttore editoriale richiama anche la guida dell’auto. A suo avviso, il presunto andamento a zig zag avrebbe un significato preciso: “Perché, secondo gli atti, egli avrebbe guidato deliberatamente a zig zag per travolgere il maggior numero possibile di persone. Anche questo richiede lucidità: individuare bersagli, sterzare, puntare verso la folla, cercare di massimizzare il danno. Dovremmo davvero credere che tutto ciò sia il frutto di uno stato confusionale? Siamo seri”.
La parte più politica del commento riguarda quella che Feltri definisce una tendenza occidentale a spiegare ogni gesto violento attraverso categorie psichiatriche. Il giornalista usa parole dure: “Ormai in Occidente esiste una pericolosa tendenza a psichiatrizzare il Male. Ogni attentatore diventa automaticamente un povero disturbato, un fragile, uno smarrito”.
Poi aggiunge: “È una narrazione rassicurante, perché ci evita di guardare in faccia la realtà: esistono individui che agiscono con piena consapevolezza, mossi dall’odio, dal fanatismo o dal desiderio di uccidere. La follia è diventata il grande alibi del nostro tempo. Serve a deresponsabilizzare il carnefice e a tranquillizzare una società che non vuole ammettere di avere un problema enorme davanti agli occhi”.
Nel passaggio conclusivo, Feltri torna sulla responsabilità personale dell’indagato, distinguendo la valutazione giudiziaria dagli approfondimenti sanitari che potranno essere disposti nel corso del procedimento.
Il giornalista scrive: “Ma qui non siamo davanti a un uomo incapace di comprendere ciò che faceva. Siamo davanti a un soggetto che ha organizzato, scelto, guidato e colpito. E se continuiamo a chiamare tutto questo ‘disagio’, finiremo col perdere anche il senso stesso della realtà”.
La chiusura è affidata a una formula secca: “Sia fatta giustizia. Senza alibi. Senza attenuanti. Senza scuse”.
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