Italia & Dintorni

Sallusti smonta il mito cubano della sinistra: “È il comunismo che sta uccidendo Cuba”

Giovanni Sallusti attacca la sinistra su Cuba e Iran, accusando i progressisti di antiamericanismo, oicofobia e indulgenza verso regimi autoritari.

Giovanni Sallusti contro la sinistra su Cuba e Iran

Giovanni Sallusti attacca duramente una parte della sinistra italiana, accusandola di coltivare una visione indulgente verso regimi autoritari come Cuba e Iran. Il giornalista individua in questi due Paesi le “patrie d’elezione” di quelli che definisce i progressisti italiani, ai quali contesta una postura politica ostile all’Occidente e agli Stati Uniti.

Nel suo intervento, Sallusti usa toni molto critici verso l’intellettualità di sinistra, sostenendo che nel corso degli anni avrebbe guardato con simpatia prima alla Repubblica islamica iraniana e poi al castrismo cubano. A suo giudizio, queste realtà sarebbero state spesso raccontate non per ciò che sono sul piano politico e istituzionale, ma come simboli alternativi al capitalismo occidentale.

Il riferimento è anche alla tradizione culturale che, secondo Sallusti, avrebbe costruito un mito attorno alla rivoluzione cubana, da Jean-Paul Sartre a Francesco Guccini, passando per la figura di Che Guevara. Nel mirino finiscono anche posizioni politiche più recenti, attribuite a esponenti della sinistra italiana.

L’accusa sull’antiamericanismo

Il passaggio centrale riguarda il rapporto con gli Stati Uniti. Secondo Sallusti, l’avversione verso Donald Trump non sarebbe legata soltanto alla politica contingente, ma al fatto che l’ex presidente americano avrebbe colpito due miti cari a una certa sinistra: la teocrazia iraniana e il comunismo cubano.

Il giornalista interpreta le critiche all’amministrazione americana come parte di una più ampia ostilità verso l’Occidente. In questo quadro cita anche Ilaria Salis, richiamando la frase: “Ora più che mai: contro l’imperialismo Usa, dalla parte del popolo cubano”.

Per Sallusti, lo slogan “contro l’imperialismo Usa” avrebbe un significato politico preciso: non soltanto opposizione alla politica estera americana, ma rifiuto del modello occidentale. Il giornalista lega questa posizione a una tradizione antagonista nata negli anni Settanta e ancora presente in alcune aree della sinistra.

Il riferimento all’oicofobia

Nel suo ragionamento, Sallusti richiama il concetto di oicofobia elaborato da Roger Scruton. Con questo termine indica l’ostilità verso la propria casa culturale e geopolitica, cioè verso l’Occidente e le sue istituzioni.

Secondo il giornalista, Cuba rappresenterebbe per una parte della sinistra il luogo simbolico di questa avversione: un Paese idealizzato come alternativa al capitalismo, ma segnato nella realtà da repressione politica, povertà e assenza di libertà democratiche.

Sallusti contesta la rappresentazione romantica dell’isola e richiama la vicenda del poeta Armando Valladares, detenuto per anni nelle carceri cubane. Il riferimento serve a sostenere la tesi secondo cui il mito castrista avrebbe cancellato dalla narrazione pubblica il destino dei dissidenti e degli oppositori.

La critica alla difesa del regime cubano

Il giornalista respinge anche l’argomento secondo cui la crisi cubana sarebbe dovuta principalmente alle sanzioni e alla pressione americana. Secondo Sallusti, la causa della miseria dell’isola andrebbe cercata nel sistema politico ed economico imposto dal comunismo.

“La miseria, la fame, l’orrore, il tracollo sociale ed esistenziale sono infatti le costanti registrate ovunque sia stata applicata la magnifica e progressiva ricetta alternativa alla società del consumo e del profitto”, scrive nel suo intervento.

Poi aggiunge la frase più dura: “È il co-mu-ni-smo che sta uccidendo Cuba”. Il bersaglio non è soltanto il regime dell’Avana, ma anche chi, in Italia, continuerebbe a difenderlo o a giustificarlo attraverso la denuncia dell’embargo statunitense.

L’affondo finale sui progressisti italiani

La conclusione dell’intervento è un attacco diretto alla sinistra che, secondo Sallusti, userebbe Cuba più come simbolo ideologico che come realtà concreta. Il giornalista sostiene che a questi ambienti politici non interessi davvero la condizione dei cittadini cubani, ma la possibilità di confermare la propria visione antioccidentale.

“A loro non interessa Cuba, a loro interessano le proprie ossessioni ombelicali, le proprie fregole movimentiste, i propri santini ideologici”, afferma Sallusti.

L’ultima stoccata riguarda la distanza tra le parole e le scelte di vita. Secondo il giornalista, chi difende il modello cubano lo fa restando al sicuro nelle libertà occidentali, senza mai pensare davvero di trasferirsi all’Avana.

“Nessuno di loro si sogna lontanamente di andare a vivere a L’Havana. Almeno finché l’orco Donald non la libererà”, conclude Sallusti, chiudendo il suo attacco alla sinistra italiana, al mito cubano e all’antiamericanismo progressista.

Published by
Claudia De Napoli

This website uses cookies.