Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 11-10-2017 Roma Politica Presentazione del libro di Piero Fassino "Pd davvero" Nella foto Piero Fassino Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 11-10-2017 Roma (Italy) Politic The new book by Piero Fassino "Pd davvero" In the pic Piero Fassino
Pd e candidati musulmani al centro del confronto politico: da Venezia arrivano nuove polemiche su rappresentanza, cittadinanza e voto amministrativo.
Il tema dei candidati di fede musulmana nelle liste del Partito Democratico torna al centro del confronto politico in vista delle elezioni amministrative. Il caso più discusso riguarda Venezia, dove nella coalizione di centrosinistra che sostiene Andrea Martella sono presenti candidati di origine bangladese.
La vicenda ha assunto rilievo nazionale dopo le polemiche sulla partecipazione politica di cittadini italiani o residenti con radici migratorie. Il dibattito si è intrecciato con il tema della rappresentanza nelle istituzioni locali, della cittadinanza e delle proposte sullo Ius soli, da anni presenti nel programma di una parte del centrosinistra.
La segretaria dem, la Schlein, non ha rilasciato dichiarazioni specifiche sul caso. Interpellato dal Giornale, il portavoce della leader del Pd ha risposto: “Se ci dovessero essere dichiarazioni su questo argomento vi avverto”. Nessuna dichiarazione diretta è arrivata, secondo la stessa ricostruzione, neppure da Andrea Martella, candidato sindaco del centrosinistra a Venezia.
Le critiche rivolte al Pd riguardano la presenza di candidati musulmani in diverse città italiane, da Torino a Sassuolo, da Reggio Emilia a Bologna, da Genova a Brescia. Nel caso veneziano, il punto politico sollevato dagli avversari è il peso elettorale dei cittadini di origine straniera e il possibile legame con le battaglie sulla cittadinanza.
Il tema, tuttavia, richiede una distinzione tra appartenenza religiosa, origine familiare e pieno esercizio dei diritti politici. Le candidature alle amministrative riguardano persone inserite nelle liste elettorali secondo le regole previste dalla legge. L’aspetto politico è invece legato alla scelta dei partiti di rappresentare segmenti diversi della società locale.
A Venezia, la campagna del centrosinistra ha puntato su temi come casa, servizi, turismo e governo della città. La presenza dei candidati di origine bangladese è diventata uno degli elementi più discussi della competizione.
Tra i parlamentari democratici, le critiche sono state respinte con toni netti. Matteo Orfini ha contestato l’impostazione del caso e ha difeso il principio della partecipazione politica indipendentemente dal credo religioso.
“Trovo sia abbastanza surreale montare una campagna su questo. E a dirla tutta anche abbastanza discriminatorio. Qualunque cittadino ha diritti e doveri”.
L’ex presidente del Pd ha aggiunto: “Non vedo perché dovremmo impedirne l’esercizio in base al credo religioso. Mi sembra una tesi assai poco liberale”.
La posizione di Orfini sposta il confronto dal piano identitario a quello dei diritti civili e politici. Per il parlamentare dem, la religione dei candidati non può essere utilizzata come criterio per contestarne la presenza nelle istituzioni.
Anche Piero Fassino ha difeso la presenza di candidati musulmani nelle liste democratiche, collegandola ai cambiamenti sociali e demografici del Paese. L’ex sindaco di Torino ha richiamato il numero degli stranieri regolarmente residenti in Italia e il loro ruolo nella vita economica e sociale.
“Partiamo dalla realtà: gli stranieri residenti regolarmente nel nostro Paese sono circa 6 milioni, più del 10% della popolazione italiana, una parte dei quali provenienti da Paesi islamici”.
Poi Fassino ha aggiunto: “Lavorano, vivono legalmente, pagano le tasse perché non dovrebbero avere rappresentanza nelle istituzioni? Peraltro è quel che accade in molti Paesi europei?”.
Il deputato ha citato alcuni esempi europei: “Il sindaco di Londra è musulmano di origine pakistana. Il sindaco di Amsterdam è musulmano di origine marocchina. In Germania sono molti i sindaci di origine turca e siriana”.
Sulla stessa linea si è espressa la Gribaudo, secondo cui la presenza di persone musulmane nel Pd non rappresenta una scelta identitaria, ma il riflesso di una società italiana più articolata.
“Avere persone musulmane nel Pd non è una bandiera identitaria”.
Per la Gribaudo, il partito include persone con storie, origini e appartenenze religiose diverse, dentro un progetto politico che punta alla convivenza e alla partecipazione.
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