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Daniele Capezzone punge la sinistra dopo il voto: “Ma non è che Elly non ce la fa?”

Daniele Capezzone commenta la sconfitta del centrosinistra, critica il Pd e invita Matteo Renzi a sfilarsi dall’alleanza con la sinistra.

Daniele Capezzone e l’analisi della sconfitta del Pd

Daniele Capezzone interviene sul risultato elettorale e sulle reazioni nel campo del centrosinistra, con un commento dai toni molto critici nei confronti del Partito democratico e della sua segretaria, Elly Schlein.

Il giornalista apre il suo ragionamento con una citazione musicale: “Certi amori non finiscono, cantava Antonello Venditti”. Poi aggiunge che, a suo giudizio, la vera passione della sinistra sarebbe “l’analisi della sconfitta”.

Nel suo intervento, Capezzone descrive il passaggio dal confronto televisivo contro il centrodestra alla discussione interna al Pd. Il punto politico viene sintetizzato con una domanda: “Ma non è che Elly non ce la fa?”.

La critica alla sinistra politica e mediatica

Secondo Capezzone, ogni confronto tra il Partito democratico e il voto reale finirebbe per aprire una nuova fase di tensione interna. Il giornalista usa un’immagine molto dura: “Ogni volta che un piddino incontra la realtà, ne esce tumefatto nel corpo e avvilito nello spirito”.

Nel mirino finiscono anche gli alleati del Pd e una parte dell’area mediatica vicina al centrosinistra. Capezzone cita la prima pagina del Fatto Quotidiano, interpretandola come un tentativo di attribuire la sconfitta soprattutto al Pd, separandolo dal resto della coalizione.

Il riferimento è al rapporto tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein, con una battuta ispirata a un celebre sketch di Gigi Proietti. Il senso politico, nella lettura di Capezzone, è che nel centrosinistra la responsabilità del risultato venga scaricata soprattutto sui Democratici.

Meloni, Quirinale e legge elettorale

Nel suo commento, Capezzone prende di mira anche le aspettative maturate nel centrosinistra prima del voto. Secondo il giornalista, una parte della sinistra politica si sarebbe già preparata a una possibile vittoria nazionale nel 2027, mentre una parte della sinistra mediatica avrebbe annunciato in anticipo difficoltà irreversibili per il governo guidato da Giorgia Meloni.

“Tutto da ridere, amici”, scrive Capezzone, riassumendo il giudizio sulle letture politiche che, secondo lui, sarebbero state smentite dalle urne.

Il riferimento alla legge elettorale entra in questo quadro. Per Capezzone, dopo il voto una parte dell’opposizione tornerebbe a descrivere la Meloni come una premier pronta a forzare la mano sulle regole del gioco.

Il messaggio al centrodestra

L’analisi non si limita però alla sinistra. Capezzone indica anche una questione aperta per il centrodestra, invitandolo a superare la fase di difficoltà seguita al referendum.

“La prima riguarda il centrodestra, che deve uscire dalla depressione (eccessiva) in cui era precipitato dopo l’infortunio referendario”.

Per il giornalista, la maggioranza deve concentrarsi sul finale di legislatura e su tre temi considerati decisivi: tasse, sicurezza e immigrazione. Secondo Capezzone, il centrodestra dovrebbe rivendicare quanto fatto fino a questo momento, ma anche indicare con chiarezza i prossimi passaggi su questi dossier.

L’avvertimento a Matteo Renzi

La seconda parte del commento è dedicata a Matteo Renzi. Capezzone riconosce al leader di Italia Viva talento politico e capacità polemica, ma considera problematica la scelta di cercare spazio dentro un’alleanza con la sinistra.

Secondo il giornalista, Renzi avrebbe provato a ritagliarsi un ruolo attaccando duramente Giorgia Meloni, con l’obiettivo di dimostrare a Pd, Movimento 5 Stelle e Avs come si fa opposizione.

“E tuttavia (primo) l’operazione non ha funzionato, e (secondo) se sciaguratamente la cosa riuscisse alle politiche, il pullman dell’accozzaglia sarebbe guidato dagli altri, mica da lui”.

Il nodo delle alleanze e l’invito finale

Capezzone pone quindi alcune domande politiche sulla compatibilità tra Renzi e il resto del campo progressista. Il giornalista cita politica estera, economia e giustizia come terreni sui quali l’ex premier rischierebbe, a suo giudizio, di trovarsi in una posizione subordinata rispetto agli alleati.

“Come farebbe Renzi a farsi guidare in politica estera dai filoPechino e dai filoTeheran? In economia dai tassatori più scatenati, a cui non basta la vertiginosa pressione fiscale attuale? Sulla giustizia dai manettari più imperterriti?”.

Published by
Lorenzo Costantino

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