Tommaso Cerno critica la sinistra su migranti, preghiera islamica e centri in Albania, accusandola di usare l’accoglienza come terreno politico.
Tommaso Cerno torna ad attaccare la sinistra sul tema dei migranti e della gestione dell’accoglienza. Nel suo intervento, il giornalista collega la discussione sull’immigrazione al caso delle strade del centro chiuse per la preghiera islamica, alla polemica politica sui centri in Albania e alle posizioni espresse dall’opposizione sulla sicurezza.
Il ragionamento di Cerno parte dalla critica alla sinistra, accusata di sostenere determinate scelte per ragioni politiche ed elettorali. Secondo il giornalista, la chiusura delle strade per la preghiera islamica sarebbe stata accolta favorevolmente da ambienti progressisti perché coerente con un certo bacino di consenso nelle zone centrali delle città.
“La votano nella Ztl e oggi la Ztl diventa una piccola Mecca per la preghiera dei loro nuovi sodali”, afferma Cerno, usando un’espressione polemica per descrivere il rapporto tra sinistra, immigrazione e presenza islamica nei centri urbani.
Nel suo intervento, Cerno chiama in causa anche Giuseppe Conte, contestandone le posizioni su sicurezza e bilancio pubblico. “Quel che ci mancava era la lezione di Conte su sicurezza e bilancio dello Stato”, dichiara il giornalista.
Il riferimento principale è al Superbonus, misura varata durante la stagione dei governi guidati dall’ex presidente del Consiglio e poi diventata uno dei punti più discussi del confronto politico sui conti pubblici. “Sui conti pubblici parla da solo il Superbonus che ci ha devastati per almeno un decennio, come certifica qualunque istituto indipendente, e non serve aggiungere altro”, sostiene Cerno.
La critica viene inserita in un quadro più ampio, nel quale il giornalista accusa la sinistra di non avere una linea credibile né sulla sicurezza né sull’immigrazione.
Uno dei passaggi centrali riguarda i centri per migranti in Albania, che Cerno difende come strumento utile per cambiare la gestione degli ingressi nell’Unione europea. A suo giudizio, proprio questo modello sarebbe al centro degli attacchi della sinistra perché rappresenterebbe un argine al sistema dell’accoglienza tradizionale.
“E se c’è una cosa che funziona è proprio il centro in Albania su cui non a caso la sinistra picchia duro”, afferma il giornalista.
Secondo Cerno, il punto politico è spostare fuori dai confini dell’Unione europea la prima gestione degli arrivi, consentendo l’ingresso solo a chi abbia i requisiti previsti. “Hanno dimostrato ai Paesi del Nord, che stanno copiando tutti l’Italia, che c’è un unico modo per evitare il proliferare dell’immigrazione e togliere i soldi a quelli che mangiano sui clandestini sbarcati nell’Unione: farli sbarcare fuori dalla Ue per entrarci solo se dotati di permessi”, sostiene.
La parte più dura dell’intervento riguarda il rapporto tra immigrazione, accoglienza e consenso elettorale. Cerno accusa una parte della politica di avere costruito negli anni un sistema fondato prima sulla gestione economica degli arrivi e poi sulla ricerca di voti.
“Se togliamo questo paletto, torniamo agli anni dei portoni spalancati e dei porti presi d’assedio da criminali, con politici conniventi che, come si è già visto in Francia e in Gran Bretagna, e come ora si vede a Venezia, dell’immigrazione non buttano via niente”, afferma.
Poi aggiunge: “Prima i soldi per accoglierli, poi i voti per accoglierne altri”.
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