DANIELE CAPEZZONE EDITORIALISTA
Daniele Capezzone interviene sul centrodestra, sul caso Vannacci e sul modello italiano di coalizione tra partiti alternativi alla sinistra.
Daniele Capezzone interviene sul futuro del centrodestra e sul rapporto con Roberto Vannacci, partendo dalla necessità di distinguere il giudizio politico dalle condizioni concrete di un possibile dialogo. Il ragionamento riguarda la fase successiva alla fuoriuscita dalla Lega e il ruolo di Futuro Nazionale nello scenario parlamentare.
L’analisi di Capezzone non viene presentata come un’indicazione operativa rivolta ai partiti. “No, questo non è un editoriale che pretende, ci mancherebbe altro, di dire al centrodestra e a Roberto Vannacci cosa debbano reciprocamente fare”, scrive.
Il giornalista sottolinea però che eventuali strappi parlamentari o polemiche continue renderebbero più difficile qualsiasi apertura. A suo giudizio, se da parte vannacciana continuassero “sia i voti in Parlamento contro il governo, sia le polemiche quotidiane, sia il ‘ratto’ di deputati e senatori”, ogni possibilità di interlocuzione nascerebbe già compromessa.
Il primo punto politico sollevato da Capezzone riguarda quello che definisce un doppio standard della sinistra e del suo sistema mediatico. Secondo il giornalista, nell’area progressista sarebbe considerata normale la ricerca di alleanze molto ampie, mentre nel centrodestra ogni apertura verrebbe sottoposta a un giudizio più rigido.
“La prima è il solito doppio standard della sinistra e del suo apparato mediatico”, afferma Capezzone, sostenendo che da una parte si preparerebbero ad accogliere soggetti politici molto diversi, “dai centri sociali fino a Renzi, dall’estrema sinistra all’estremo centro”.
Per il giornalista, il metro cambierebbe quando l’attenzione si sposta a destra. In quel caso, sostiene, gli stessi osservatori “improvvisamente diventano severi e pretendono di fare l’analisi del sangue a chiunque sia anche solo sospettabile di interlocuzione con il centrodestra”.
La seconda parte dell’intervento riguarda la possibilità di tenere insieme diverse culture di destra in un unico schema politico. Capezzone cita il caso italiano come possibile riferimento per altri Paesi occidentali, dove le divisioni interne al campo alternativo alla sinistra rischiano di favorire gli avversari.
Nel Regno Unito, osserva, la formazione di Nigel Farage viene percepita dai Conservatori come una minaccia diretta. In Francia, il rapporto tra il partito di Marine Le Pen e Jordan Bardella, i Républicains e l’area di Éric Zemmour resta complesso. In Germania, invece, la Cdu guarda con forte ostilità alla crescita di AfD.
Secondo Capezzone, il caso italiano mostra una strada diversa: una coalizione tra partiti distinti ma alleati, guidata in fasi diverse da leader differenti. “È successo a lungo con Silvio Berlusconi, poi con Matteo Salvini, ora con Giorgia Meloni”, ricorda.
Per Capezzone, il punto non è annullare le differenze tra le varie destre, ma evitare che diventino motivo di scontro permanente. La formula italiana, basata su partiti separati ma capaci di sostenere la stessa coalizione, viene indicata come uno schema da osservare anche fuori dai confini nazionali.
“C’è da augurarsi che questo schema, la coalizione tra partiti di centrodestra, sia presto esportato anche a Londra, a Berlino, a Parigi”, scrive il giornalista.
Nella sua lettura, gli elettori alternativi alla sinistra sono spesso numericamente rilevanti, ma hanno bisogno di formule politiche in grado di rappresentarli senza disperdere il consenso. Da qui la conclusione: “L’Italia ha qualcosa da insegnare al riguardo”.
Nell’ultima parte dell’intervento, Capezzone richiama la lezione di William Buckley jr., fondatore della rivista “National Review”, e il concetto di “fusionismo”. L’idea è quella di far convivere culture diverse, dalla destra identitaria alla destra libertaria, dalla destra religiosa a quella laica, dentro un’agenda comune essenziale.
“Non si tratta di annullare o annacquare alcunché, né di mescolare ingredienti in modo confuso, ma di far convivere culture diverse”, afferma.
Per Capezzone, oggi il perimetro minimo dovrebbe essere costruito attorno a una linea “contro le potenze autoritarie e per la libertà”. Solo dentro questo quadro, sostiene, si potrebbe valutare con realismo l’esistenza o meno delle condizioni politiche per alleanze con Vannacci o con altri soggetti.
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