Roberto Vannacci rilancia lo scontro politico e accusa parte del centrodestra su Ucraina, Bruxelles, Green Deal e voto utile.
Nuovo affondo politico di Roberto Vannacci, che sceglie parole durissime per marcare la distanza da una parte della coalizione di centrodestra e rivendicare una linea dichiaratamente orientata alla difesa degli interessi nazionali.
Al centro del suo intervento ci sono il rapporto con Bruxelles, il sostegno all’Ucraina, le scelte europee sul Green Deal, l’apertura al Mercosur e il tema del cosiddetto voto utile, indicato dall’europarlamentare come uno strumento favorevole soprattutto a chi oggi occupa posizioni di potere.
Il passaggio più netto arriva già nell’apertura della dichiarazione, in cui Vannacci rivendica la propria collocazione politica e attacca chi, a suo giudizio, avrebbe seguito una rotta diversa: “IO STO DALLA PARTE DELL’ITALIA E DEGLI ITALIANI.
È qualcun altro che, invece, da 4 anni fa gli interessi solo di Zelensky e non degli italiani. È qualcun altro che risponde al fischio di Draghi e della Von der Leyen e ne sostiene la scellerata Commissione nelle votazioni a Bruxelles. È qualcun altro che apre al MERCOSUR e che non chiede il totale smantellamento del GREEN DEAL che ha ridotto l’Italia sul lastrico.
E’ qualcun altro che non è uscito dalla procedura di infrazione per eccessivo indebitamento per rispettare i diktat di Bruxelles e oggi si presenta col cappello in mano senza ottenere nulla. È qualcun altro di questa coalizione di centro destra che a Strasburgo vota come il PD.
Noi manterremo le nostre posizioni che sono e saranno solo a favore degli italiani. Noi non cambiamo rotta come invece lo hanno fatto in tanti.
Il voto utile, quello che sembrerebbe essere il vostro cavallo di battaglia, sarebbe utile solo per chi oggi occupa le poltrone, non certo per gli italiani. Noi siamo il futuro e il futuro è con noi.”
Nel testo, Roberto Vannacci concentra il suo attacco su una serie di dossier europei considerati decisivi per l’economia e la sovranità nazionale. Il riferimento a Zelensky richiama la linea tenuta sull’Ucraina, mentre i richiami a Mario Draghi e a Ursula Von der Leyen servono a definire il perimetro della critica contro chi, secondo l’europarlamentare, avrebbe seguito le scelte della Commissione europea anche quando queste sarebbero risultate sfavorevoli agli interessi italiani.
Il passaggio sul Green Deal è uno dei più duri. Vannacci parla di “totale smantellamento” non richiesto da altri esponenti della coalizione e lega la questione alle difficoltà economiche dell’Italia, presentando le politiche ambientali europee come uno dei punti di maggiore frattura politica.
Nella stessa cornice inserisce anche l’apertura al Mercosur, accordo commerciale che viene richiamato come simbolo di una politica europea giudicata distante dalle esigenze produttive nazionali.
Nel mirino finisce anche la procedura di infrazione per eccessivo indebitamento, indicata come ulteriore prova di una linea troppo condizionata dai vincoli di Bruxelles.
Il messaggio politico è costruito su una contrapposizione netta: da una parte chi, secondo Vannacci, avrebbe accettato i diktat europei; dall’altra chi rivendica una posizione autonoma e dichiaratamente favorevole agli italiani.
La parte finale della dichiarazione sposta il confronto sul piano interno al centrodestra. Roberto Vannacci contesta il concetto di voto utile, definendolo vantaggioso non per gli elettori, ma per chi oggi detiene incarichi e ruoli istituzionali.
È un’accusa politicamente pesante, perché mette in discussione una delle formule più utilizzate nelle campagne elettorali delle coalizioni e la presenta come una strategia di conservazione del potere.
Il riferimento a chi “a Strasburgo vota come il PD” rafforza il tono dello scontro e punta a distinguere la posizione di Vannacci da quella di altri esponenti della stessa area politica. La linea rivendicata è quella della continuità: nessun cambio di rotta, nessun arretramento rispetto alle posizioni assunte, nessuna convergenza con scelte considerate lontane dagli interessi italiani.
Il messaggio si chiude con una formula identitaria e proiettata verso il futuro: “Noi siamo il futuro e il futuro è con noi.” Una frase che sintetizza la strategia comunicativa dell’intervento, costruita sulla contrapposizione tra chi viene accusato di essersi adeguato alle logiche europee e chi rivendica una linea nazionale, autonoma e non negoziabile.
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