La proposta bipartisan sui social vietati sotto i 15 anni resta bloccata: Marianna Madia chiede i pareri dei ministri e sollecita il governo.
La legge per vietare l’accesso ai social sotto i quindici anni è ancora ferma, nonostante sia stata presentata a inizio legislatura e sia frutto di un lavoro bipartisan. A rilanciare il tema è Marianna Madia, deputata di Italia Viva, che in un’intervista al Corriere della Sera ha spiegato come il testo non sia una proposta personale, ma un’iniziativa costruita insieme alla senatrice Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia. Madia segue il provvedimento alla Camera, mentre Mennuni lo porta avanti al Senato. Il nodo, secondo la deputata, riguarda i pareri obbligatori dei ministeri, necessari per consentire al testo di proseguire il proprio iter parlamentare. “È ancora ferma. Ma la legge non è solo mia, è un testo bipartisan scritto con la senatrice Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia: lei al Senato, io alla Camera”, ha dichiarato Madia, sottolineando la necessità di non lasciare cadere una proposta che coinvolge famiglie, scuola e istituzioni.
Marianna Madia ha spiegato che il lavoro parlamentare sarebbe già pronto da tempo. “Noi siamo pronti da quasi un anno”, ha detto la deputata, ricordando però la necessità di un confronto con l’Unione europea. Il tema, secondo Madia, non può essere affrontato solo in chiave nazionale, perché riguarda una questione più ampia, legata alla tutela dei minori e alla responsabilità delle piattaforme digitali. “Abbiamo dovuto coordinarci con l’Unione europea perché è un tema globale ed è un’interlocuzione che è durata tanti mesi”, ha aggiunto. L’obiettivo dichiarato della legge è quello di non lasciare le famiglie sole davanti a un problema che molti genitori faticano a gestire. La deputata ha chiarito che la libertà educativa resta centrale, ma deve essere accompagnata da strumenti condivisi. “Ognuno è libero di educare i figli come vuole, ma bisogna creare alleanze tra genitori, scuole, istituzioni, media e terapeuti, così che il divieto rispettato non porti a un isolamento dell’adolescente”.
Nel passaggio politico più rilevante, Marianna Madia ha riferito di aver parlato direttamente con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Ho detto alla premier che sarebbe un peccato sciupare questa occasione prima della fine della legislatura”, ha spiegato la deputata, precisando di aver sentito Meloni pochi giorni fa, dopo l’enciclica del Papa, nella quale il tema sarebbe stato posto con forza. La premier, secondo quanto riportato da Madia, avrebbe assicurato che “il governo non bloccherà la legge se il Parlamento decidesse di portarla avanti”. Il confronto italiano si inserisce in un quadro europeo in movimento. La deputata ha ricordato che nove Stati membri sarebbero pronti a intervenire, mentre Ursula von der Leyen ed Emmanuel Macron vengono indicati tra i leader più determinati su questo fronte. Fuori dall’Europa, l’Australia ha già fissato per legge un’età minima a sedici anni. Il dossier resta quindi aperto e il passaggio decisivo, ora, riguarda l’arrivo dei pareri ministeriali e la volontà del Parlamento di calendarizzare davvero il provvedimento.
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