Roberto Vannacci critica il centrodestra, rilancia Futuro Nazionale e fissa le sue linee rosse su migranti, sicurezza ed Europa.
Lo strappo politico di Roberto Vannacci si fa sempre più netto e riguarda direttamente il futuro del centrodestra, i rapporti con Matteo Salvini, il mancato dialogo con Giorgia Meloni e il ruolo di Futuro Nazionale. L’europarlamentare, intervistato da Il Piccolo di Trieste, ha usato parole dure per descrivere lo stato dell’area politica alla quale guarda il suo movimento, accusando gli alleati di ignorare una realtà che, a suo giudizio, non può essere più trattata come marginale.
“Il centrodestra si è perso e va alla deriva. Salvini? Non l’ho più sentito. Non mi ha risposto neanche agli auguri di compleanno. Meloni? Con lei non ho mai avuto il piacere di parlare”, ha affermato Vannacci. Una frase che mette insieme giudizio politico e rapporti personali, segnalando una distanza ormai evidente con i vertici della coalizione.
L’ex generale ha poi rivolto un avvertimento diretto a chi, nel campo del centrodestra, continua a non considerare Futuro Nazionale come interlocutore. “Spero però – aggiunge – che non continuino tutti a fare l’errore di ignorare Futuro Nazionale, perché non gli conviene”. Il messaggio è chiaro: Vannacci non intende arretrare e vuole collocare il suo progetto politico dentro una partita più ampia, puntando su un elettorato che, secondo la sua lettura, chiede un cambio di passo.
Nel corso dell’intervista, Roberto Vannacci ha parlato anche del 2 giugno, presentandolo come una ricorrenza identitaria e legata al senso nazionale. “È la festa dell’Italia – prosegue Vannacci parlando del 2 giugno -, degli italiani che brandiscono con fierezza il tricolore. Noi festeggiamo la nostra Italia oggi, che vede la sua forma di governo repubblicana, senza rinnegare nessun aspetto della sua storia. Al contrario di quanto non si faccia in altre festività, come il 25 aprile, che è diventata una festa ‘anti’ qualcuno”.
Il riferimento al 25 aprile conferma una linea politica che l’europarlamentare ha già più volte rivendicato: lettura identitaria della storia nazionale, critica alle celebrazioni percepite come divisive e centralità del tricolore come simbolo politico. In questo quadro, Futuro Nazionale viene presentato come il luogo di una proposta alternativa rispetto al centrodestra tradizionale, accusato di essersi spostato o indebolito su temi ritenuti essenziali.
La durezza delle parole di Vannacci non riguarda soltanto le ricorrenze civili. Il nodo principale resta il rapporto con gli elettori che lo hanno seguito e che, secondo l’ex generale, vedono in Futuro Nazionale una rottura rispetto agli schemi attuali. “Non cederò di un millimetro – afferma ancora l’ex generale -, tutto si può discutere, ma senza tradire quegli elettori che si rivolgono a me vedendo in FN un cambiamento”.
La parte più aspra dell’intervista riguarda il posizionamento internazionale, la guerra in Ucraina, il rapporto con la Commissione europea e le scelte del governo. Vannacci respinge l’idea di una posizione ostile a Kiev, ma rivendica una linea centrata sugli interessi italiani. “Io non mi schiero contro l’Ucraina, ma voglio fare gli interessi degli italiani, mentre qualcun altro, come Ciriani, si preoccupa di più di fare gli interessi di Zelensky che quelli degli italiani. Ed è qualcun altro che risponde al fischio di Von Der Leyen, di Draghi e che sostiene la commissione di Bruxelles, che non ci concede un’oncia di flessibilità per i costi dell’energia. Ci siamo presentati come Italia col cappello in mano di fronte alla Commissione europea dopo essere stati esclusi dalla conclusione della procedura di infrazione per eccessivo indebitamento. E sono queste scellerate politiche della commissione Ue che ci hanno ridotto nella povertà, fragilità e instabilità in cui ci troviamo”.
Nel mirino finiscono dunque Luca Ciriani, Volodymyr Zelensky, Ursula von der Leyen, Mario Draghi e la Commissione europea, indicati come simboli di una linea politica che Vannacci considera distante dalle priorità nazionali. Il passaggio conferma la volontà dell’europarlamentare di costruire una piattaforma fondata su sovranità, sicurezza, politiche energetiche e critica all’impostazione europea.
La chiusura dell’intervista ribadisce il perimetro politico del progetto. “Io fatico a tradire i miei principi e per questo Futuro nazionale ha posto linee rosse invalicabili: migranti, sicurezza, energia, posizionamento internazionale, famiglia naturale e natalità” conclude Vannacci. Una dichiarazione che suona come un ultimatum politico al centrodestra e come una rivendicazione di autonomia per Futuro Nazionale, in una fase in cui l’ex generale punta a pesare dentro e fuori gli equilibri della coalizione.
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