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Archiviata l’inchiesta su Dell’Utri e Berlusconi per le stragi del 1993: Marina esplode, “Teorema costruito col fango”

Il Tribunale di Firenze archivia Marcello Dell’Utri nell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993-94.

Archiviata l’inchiesta su Dell’Utri e Berlusconi

Il Tribunale di Firenze ha archiviato le accuse nei confronti di Marcello Dell’Utri nell’inchiesta della Procura di Firenze sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993-94.

La gip Patrizia Martucci ha disposto l’archiviazione dell’ex braccio destro di Silvio Berlusconi, tra i fondatori di Forza Italia, assistito dall’avvocato Francesco Centonze, rilevando l’assenza di “elementi concreti” sui “contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri”.

Il decreto di archiviazione risalirebbe a oltre cinque mesi fa e chiude un nuovo capitolo di una vicenda giudiziaria che per anni ha accompagnato il nome di Berlusconi e Dell’Utri. Al centro dell’inchiesta c’era l’ipotesi di collegamenti tra le stragi mafiose del 1993-94 e la nascita della stagione politica di Forza Italia, una ricostruzione che non ha trovato elementi sufficienti per proseguire.

Durissima la reazione di Marina Berlusconi, che ha parlato di una nuova archiviazione arrivata dopo anni di accuse e sospetti. “È la sesta volta che l’assurda inchiesta di Firenze finisce nel nulla. È la sesta volta che viene archiviata, come sempre su richiesta stessa dei Pubblici ministeri.

È un risultato che non stupisce, visto che parliamo di un teorema giudiziario e mediatico costruito non con il cemento delle prove, ma con il fango del pregiudizio ideologico.

Stupisce, invece — e molto — che il decreto di archiviazione del Tribunale di Firenze risalga a gennaio e che se ne sappia qualcosa soltanto oggi. Viene da chiedersi: se l’esito fosse stato opposto, per leggerlo sui giornali ci sarebbero voluti cinque mesi o sarebbero bastate cinque ore, se non cinque minuti?”.

Marina Berlusconi contro il teorema sulle stragi

La presidente di Fininvest ha contestato con forza l’impianto dell’inchiesta e le conseguenze politiche e mediatiche che, a suo giudizio, avrebbe prodotto nel corso degli anni.

Il punto centrale della sua accusa riguarda la tesi secondo cui le stragi mafiose del 1993-94 avrebbero favorito la nascita di Forza Italia, ipotesi che Marina Berlusconi definisce priva di fondamento.

“Resta il fatto che tutto questo accanirsi su una tesi insensata — e cioè che le stragi mafiose del 1993-94 avrebbero avvantaggiato la nascente Forza Italia — ha alimentato trent’anni di sospetti, insinuazioni e campagne di delegittimazione contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Ma alla fine ha prodotto soltanto una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali”, ha affermato.

La figlia dell’ex presidente del Consiglio ha poi rivendicato l’azione dei governi guidati dal padre nella lotta alla criminalità organizzata. “La verità storica è totalmente diversa: mio padre è stato uno dei principali protagonisti della lotta alla criminalità organizzata in Italia.

Sono stati i governi Berlusconi a rendere stabile il carcere duro per i boss mafiosi, a introdurre il primo Codice antimafia e a istituire l’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali. Questi sono i fatti, tanto concreti quanto inconfutabili.

Tutto il resto è una vergognosa e illogica mistificazione che, oltre ad aver rappresentato un gravissimo spreco di tempo e risorse per il nostro Paese, ha avvelenato la vita di uno dei suoi protagonisti. Ora che mio padre non c’è più, chi potrà mai restituirgli il tempo trascorso sotto il peso di queste accuse, terribili e infondate?

E qualcuno risponderà mai del falso spacciato per vero? La mia speranza, oggi, è che sia davvero l’ultima volta che mi trovo costretta a sollevare pubblicamente queste domande. Di certo, dentro di me, non smetterò mai di pormele. Perché il tempo passa, ma la cicatrice dell’ingiustizia resta per sempre”.

Il nodo giustizia e la battaglia sul garantismo

La vicenda riapre anche il tema della giustizia e del garantismo, da sempre centrale nel percorso politico di Silvio Berlusconi e nel dibattito interno al centrodestra. Per Marina Berlusconi, l’archiviazione dell’inchiesta di Firenze non rappresenta soltanto una conclusione giudiziaria, ma anche la conferma di un problema più ampio nel rapporto tra indagini, processo mediatico e responsabilità.

“L’incredibile storia dell’inchiesta di Firenze, comunque, mostra una volta di più in quali condizioni si trovi la giustizia italiana, e conferma anche che la sconfitta del referendum di marzo è stata un’immensa occasione perduta per il nostro Paese. Da cittadina che ha visto da vicino fin troppi disastri giudiziari, vorrei che la politica non accantonasse il tema: i nodi da sciogliere sono tanti, a partire dall’assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati. Quella della giustizia resta un’emergenza. La bandiera del garantismo non può e non deve essere ammainata”, ha concluso.

Il decreto della gip Patrizia Martucci chiude quindi un nuovo passaggio dell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993-94. La motivazione sull’assenza di “elementi concreti” nei rapporti diretti tra Cosa Nostra, Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri segna il punto giudiziario della vicenda, mentre la reazione di Marina Berlusconi sposta il caso sul piano politico e pubblico.

A distanza di anni dalle indagini e dalle polemiche, resta il peso di una storia che ha attraversato tribunali, partiti, giornali e opinione pubblica. Con l’archiviazione, per Dell’Utri si chiude un altro capitolo, mentre la famiglia Berlusconi rilancia la denuncia contro quello che considera un lungo percorso di delegittimazione fondato su accuse rimaste senza prova.

Published by
Luca Antonicelli

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