Marco Travaglio interviene su Roberto Vannacci e accusa Meloni e Lega di aver cambiato linea dopo il voto.
Marco Travaglio torna a colpire il centrodestra e lo fa partendo da Roberto Vannacci. Ospite dell’ultima puntata stagionale di Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi in prima serata sul Nove, il direttore del Fatto Quotidiano ha commentato la posizione politica dell’europarlamentare, sostenendo che molte sue dichiarazioni non sarebbero poi così distanti da quelle usate in passato da Giorgia Meloni e dalla Lega durante la campagna elettorale.
Il passaggio più netto dell’intervento riguarda proprio il rapporto tra Vannacci, Meloni e la Lega. Secondo Travaglio, l’ex generale oggi direbbe pubblicamente ciò che una parte del centrodestra avrebbe sostenuto prima di arrivare al governo.
“Vannacci non dice altro che quello che dicevano la Meloni e la Lega in campagna elettorale”.
Una frase che sintetizza la lettura del direttore del Fatto Quotidiano: Vannacci non rappresenterebbe una deviazione improvvisa, ma la continuità di un linguaggio politico già presente nella propaganda elettorale del centrodestra. La differenza, per Travaglio, starebbe nel ruolo ricoperto oggi dai protagonisti.
Meloni è a Palazzo Chigi, la Lega è parte integrante della maggioranza di governo, mentre Vannacci siede al Parlamento europeo. Una posizione che, secondo il giornalista, gli consentirebbe maggiore libertà di parola e minori vincoli rispetto a chi deve gestire direttamente l’azione di governo.
Nel suo ragionamento, Travaglio introduce anche il tema della distanza tra campagna elettorale e responsabilità istituzionale. Il direttore sostiene che Meloni e la Lega, una volta arrivati al governo, avrebbero preso direzioni diverse rispetto ad alcune posizioni sostenute in precedenza.
“Loro hanno fatto il contrario e lui continua a dire le stesse cose – ha aggiunto Travaglio -. Ma perché le dice? Perché sta al Parlamento europeo e può permetterselo”.
Il riferimento è alla libertà politica di Vannacci, che non essendo dentro l’esecutivo nazionale può mantenere una linea più rigida e identitaria. Per Travaglio, la differenza non sarebbe tanto nei contenuti originari, quanto nella possibilità concreta di sostenerli quando si entra nelle istituzioni di governo.
Il direttore del Fatto Quotidiano legge quindi la figura di Vannacci come un elemento capace di ricordare al centrodestra ciò che la coalizione avrebbe promesso prima del voto, ma che poi avrebbe ridimensionato o abbandonato nell’esercizio del potere.
Il passaggio finale dell’intervento riguarda l’eventuale ingresso di Vannacci in una coalizione di governo. Secondo Travaglio, anche l’europarlamentare, se dovesse arrivare a ruoli esecutivi, sarebbe costretto a ridurre i toni e ad adeguarsi alle compatibilità politiche.
“A un certo punto, quando entrerà in coalizione, se andrà al governo dovrà fare pippa anche lui, come tutti gli altri”.
La frase chiude il ragionamento con una previsione precisa: la radicalità delle posizioni, secondo Travaglio, tende a scontrarsi con la realtà del governo. Finché si resta fuori dall’esecutivo, il margine per parlare in modo più libero è maggiore. Quando invece si entra nella maggioranza di governo, sostiene il direttore del Fatto Quotidiano, le promesse si misurano con vincoli, alleanze e compromessi.
L’intervento a Accordi&Disaccordi riapre così il confronto sul ruolo politico di Roberto Vannacci, sulla linea del centrodestra e sulla distanza tra parole da campagna elettorale e scelte di governo.
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