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Elsa Fornero riapre il capitolo pensioni: “Ci fu anche la volontà di danneggiarmi”

Elsa Fornero torna sulla riforma pensioni, sugli esodati e sulla sua vita privata: “Mi fidai dei dati provvisori”.

Elsa Fornero torna a raccontare il passaggio più difficile della sua esperienza politica: la riforma delle pensioni del 2011 e il caso degli esodati. L’economista ed ex ministra del governo Mario Monti ha ripercorso la sua vita, dagli anni dello studio ai problemi con il cibo durante l’adolescenza, fino alla telefonata che le cambiò il destino politico. Al centro del racconto resta la stagione della Legge Fornero, con le conseguenze per quei lavoratori rimasti senza stipendio e senza pensione dopo accordi di uscita anticipata. Alla domanda sulle ragioni di quella decisione, la Fornero oggi indica più fattori: la mancanza di tempo, dati incompleti e anche “la volontà di danneggiarmi”.

Elsa Fornero e la riforma pensioni del 2011

Il nome di Elsa Fornero resta legato in modo diretto alla riforma delle pensioni approvata nel 2011, in una fase di forte emergenza economica per l’Italia. Una misura diventata rapidamente uno dei provvedimenti più discussi degli ultimi anni, soprattutto per il nodo degli esodati.

Si trattava di lavoratori che avevano lasciato il proprio impiego poco prima di raggiungere la pensione, spesso sulla base di accordi di uscita anticipata con le aziende. Dopo l’entrata in vigore della riforma, molti si ritrovarono improvvisamente in una condizione critica: senza stipendio e senza assegno pensionistico.

Interpellata sulle cause di quella situazione, la Fornero ha risposto indicando tre elementi: “A tre fattori: alla mancanza di tempo che mi portò a fidarmi dei dati provvisori; all’oggettiva carenza di dati sugli accordi di esodo tra impresse e lavoratori. Aggiungerei, anche alla volontà di danneggiarmi”.

Una frase che riapre il capitolo più delicato della sua esperienza al ministero e che mostra quanto quella stagione continui a pesare nel giudizio pubblico sulla sua figura.

La telefonata di Mario Monti e l’ingresso al governo

L’ingresso di Elsa Fornero nel governo Monti arrivò in tempi strettissimi. L’ex ministra ha ricordato la telefonata ricevuta il 15 novembre 2011: “Mario Monti mi telefonò alle 9.40. del 15 novembre 2011. Mi disse: ‘Confido che tu mi dica di sì, ma devi darmi la risposta entro le 11’. Risposi: ‘Tu sai che non posso darti una risposta fino a quando non parlerò con Mario’”.

Il riferimento era al marito, Mario Deaglio, che comprese subito il peso di quella scelta. La risposta fu netta: “Mi avvertì che la scelta avrebbe sconvolto la nostra vita ma che non avrei potuto rifiutare per senso di responsabilità”.

Una decisione presa in poche ore, dentro una fase politica complessa. La Fornero entrò al ministero portando con sé il profilo dell’economista, ma anche l’inesperienza nei meccanismi più duri della politica romana. Lei stessa ricorda di essere stata vista “come una signora torinese poco esperta delle sottigliezze romane e, più ancora, dell’ambiente politico. Una visione paternalistica secondo la quale avrei dovuto ‘essere guidata’”.

Dall’adolescenza difficile alla ricerca dell’equilibrio

Nel racconto della Fornero non c’è solo la politica. L’ex ministra ha parlato anche degli anni dell’adolescenza, segnati dal rapporto con lo studio e da un periodo difficile legato al cibo.

“Ricordo che, durante l’adolescenza, osservavo la vita quotidiana scorrere dalla finestra della stanza in cui studiavo. Il tempo del gioco era finito”.

Con il passare degli anni arrivò anche un disagio più profondo: “Arrivò il disagio. Erano gli anni in cui iniziò il mio rapporto difficile con il cibo. Allora non esisteva ancora la diagnosi di ‘anoressia’ ma ricordo le parole del medico del paese: ‘Ricordati, è meglio un asino sano di un dottore malato’”.

La Fornero ha spiegato che quel problema durò “qualche anno”, precisando però di non essere mai stata a rischio. Da quell’esperienza, ha aggiunto, sarebbe nata una costante della sua vita: “Da allora, in realtà, tutta la mia vita l’ho vissuta all’insegna della ricerca dell’equilibrio”.

Il ritratto che emerge è quello di una figura ancora divisiva, soprattutto per l’eredità della riforma delle pensioni, ma anche di una donna che lega le scelte pubbliche a un percorso personale fatto di disciplina, responsabilità e passaggi difficili.

Published by
Claudia De Napoli

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