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Il grande predatore filmato nel Mediterraneo: squalo bianco avvistato durante una missione ambientale, un sub “Le mie dita tremavano”

Squalo bianco ripreso nel Mediterraneo durante una missione contro le reti fantasma.

Un esemplare adulto di squalo bianco è stato filmato sott’acqua nel Canale di Sicilia durante una missione dedicata al recupero delle reti fantasma. Le immagini, considerate particolarmente rare, sarebbero tra le prime riprese subacquee documentate del grande predatore nel suo habitat naturale nel Mediterraneo. L’incontro è avvenuto mentre un gruppo di sub stava lavorando a circa 40 metri di profondità su un relitto, con l’obiettivo di rimuovere attrezzi da pesca abbandonati.

La missione era stata organizzata dalla fondazione Healthy Seas insieme a Ghost Diving e alla Society for Documentation of Submerged Sites. A riprendere lo squalo bianco è stato Derk Remmers, volontario di Ghost Diving, durante le operazioni di pulizia del fondale. Il video ha assunto subito un valore particolare perché mostra un animale rarissimo da osservare vivo e libero in quelle condizioni.

Squalo bianco nel Canale di Sicilia, l’incontro durante la missione

La presenza dello squalo bianco non era lo scopo della spedizione. I sub erano impegnati in un intervento ambientale su un relitto al largo, nello Stretto di Sicilia, dove erano state individuate reti fantasma rimaste impigliate sui fondali.

Questi attrezzi da pesca, persi o abbandonati, continuano a catturare animali marini anche dopo essere stati lasciati in mare. Nel sito erano già stati documentati casi di tartarughe caretta caretta e grandi pesci rimasti intrappolati nelle reti. La missione, quindi, nasceva per ridurre un rischio concreto per la fauna marina e per liberare un’area di grande interesse naturalistico.

Proprio in questo contesto è arrivato l’incontro con il grande predatore. Una scena inattesa, avvenuta durante un’attività di recupero che unisce lavoro tecnico, tutela dell’ambiente marino e documentazione scientifica.

Le reti fantasma e il valore delle immagini

A spiegare il significato dell’incontro è stata Veronika Mikos, direttrice di Healthy Seas. “Quello che rende questo incontro così potente non è solo lo squalo in sé, ma il contesto in cui è avvenuto”, ha dichiarato.

Poi ha aggiunto: “Eravamo lì per rimuovere reti fantasma che intrappolano la vita marina in un ecosistema di relitto, in un’area ad alta biodiversità. Momenti come questo ricordano quanta vita possa ancora esistere nelle acque offshore del Mediterraneo e quanto sia importante proteggerla da minacce evitabili come gli attrezzi da pesca abbandonati o la pesca eccessiva”.

Le parole della direttrice di Healthy Seas mettono al centro il legame tra l’avvistamento e il problema ambientale che aveva portato i sub in quella zona. La ripresa dello squalo bianco non è soltanto un evento spettacolare, ma anche un segnale della ricchezza ancora presente nelle acque del Mediterraneo, nonostante pressioni crescenti e minacce legate alle attività umane.

Il valore scientifico dell’avvistamento

Per i ricercatori, l’osservazione ha un rilievo notevole. Carlo Cattano, ricercatore del Sicily Marine Centre della Stazione Zoologica Anton Dohrn, ha ricordato che gran parte delle conoscenze sugli squali bianchi nel Mediterraneo arriva da esemplari morti catturati durante attività di pesca. Immagini di un animale vivo nel suo ambiente possono quindi contribuire a comprendere meglio distribuzione, abitudini e comportamento di una specie ormai estremamente minacciata nell’area.

Anche per Derk Remmers, autore delle riprese, l’incontro è stato eccezionale. “È statisticamente molto più probabile vincere il jackpot del lotto che incontrare sott’acqua un animale così iconico”, ha raccontato. Poi ha aggiunto: “Passi decenni a immergerti sui relitti e a rimuovere reti fantasma, ma nulla ti prepara a un momento come questo”.

Il filmato dello squalo bianco nel Canale di Sicilia diventa così un documento raro, nato durante un intervento pensato per proteggere il mare. Un incontro che mostra quanto il Mediterraneo possa ancora custodire presenze straordinarie, ma anche quanto sia fragile l’equilibrio degli habitat marini esposti a reti abbandonate, pesca eccessiva e pressione sulle specie più minacciate.

Published by
Lorenzo Costantino

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