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La patrimoniale spacca il fronte progressista, la Fornero rilancia, “Rimodulare tasse tra reddito e patrimonio”, Renzi “Così i ricchi se ne vanno”

Elsa Fornero entra nel confronto sulla patrimoniale: il tema divide centrosinistra, Avs, Pd e Italia Viva sui grandi patrimoni.

Elsa Fornero entra nel confronto sulla patrimoniale e riporta al centro il nodo della tassazione tra redditi, patrimoni e ricchezza accumulata. Dopo la frenata di Elly Schlein, che ha chiarito come la patrimoniale “non è nel programma dell’alleanza progressista”, il tema continua a dividere il centrosinistra. Da una parte Avs rilancia il prelievo sui grandi patrimoni e sui super ricchi, dall’altra Matteo Renzi avverte sui rischi economici di una misura che, a suo giudizio, potrebbe spingere capitali e contribuenti facoltosi fuori dall’Italia.

Il confronto si è allargato con l’intervento della Fornero, firmato insieme all’economista Simone Pellegrino. Il punto centrale riguarda la struttura del fisco italiano e il rapporto tra redditi da lavoro, redditi da capitale e patrimoni. Secondo questa impostazione, il sistema attuale presenterebbe squilibri che finiscono per incidere in modo diverso sui contribuenti, favorendo chi dispone di rendite e patrimoni rispetto a chi vive soprattutto di lavoro.

Fornero e la patrimoniale: il nodo tra reddito, patrimonio e tasse

La posizione di Elsa Fornero e Simone Pellegrino porta la discussione su un terreno tecnico. Il tema non viene presentato soltanto come una nuova imposta, ma come una possibile revisione del peso fiscale tra chi produce reddito e chi possiede patrimoni rilevanti.

Il passaggio più significativo è quello in cui i due economisti sostengono che «una certa rimodulazione dell’onere impositivo tra reddito e patrimonio dovrebbe entrare seriamente nel dibattito politico, superando con coraggio il luogo comune che chi tocca certe tasse (politicamente) muore».

La riflessione punta a superare espressioni politiche come “mettere le mani nelle tasche degli italiani” o “pizzo di Stato”, considerate formule incapaci di affrontare il merito della questione. Per la Fornero e Pellegrino, il problema riguarda la distribuzione del carico fiscale e il trattamento diverso tra redditi da lavoro e redditi da capitale.

Al centro c’è anche un dato richiamato nel confronto: l’8% dei contribuenti con redditi sopra i 50mila euro verserebbe il 45% del gettito complessivo. Un elemento che, per i contrari alla patrimoniale, dimostra quanto il sistema pesi già sui contribuenti con redditi più alti. Per chi chiede una revisione, invece, il punto è che i grandi patrimoni e le rendite avrebbero una pressione effettiva diversa rispetto ai redditi da lavoro.

Avs rilancia sui super ricchi, Schlein prova a frenare

Mentre la Fornero porta il tema sul piano fiscale, Alleanza Verdi e Sinistra continua a spingere per un intervento sui grandi patrimoni. L’europarlamentare Ilaria Salis ha rilanciato su Instagram il libro di Riccardo Staglianò, “Tassare i milionari”, accompagnandolo con una citazione netta: «Chi può avere qualcosa contro un piano del genere? Gli unici che potrebbero legittimamente fiatare sono l’esigua minoranza di persone chiamate a pagarne il conto».

Sulla stessa linea si è mosso Angelo Bonelli, che ha indicato una platea molto ristretta: «i 79 supermiliardari in Italia che, da soli, possiedono un patrimonio di 357 miliardi di euro». Per il leader di Avs, «chiedere ai super ricchi di contribuire a migliorare la sanità, la scuola e la ricerca universitaria con un contributo di solidarietà, uso questo termine perché alla destra la parola “patrimoniale” fa paura, non è una bestemmia».

La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha invece cercato di contenere il caso, precisando che la patrimoniale “non è nel programma dell’alleanza progressista”. Una frase che non ha però spento il confronto, perché il tema continua a muoversi dentro l’opposizione tra proposta politica, rivendicazione identitaria e prudenza elettorale.

Renzi e Prodi avvertono: il rischio boomerang sulle tasse

La posizione più critica arriva da Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva considera la patrimoniale una proposta fragile sul piano concreto e più efficace nella comunicazione politica che nella realtà economica. «La patrimoniale è uno slogan che funziona bene sui social ma non funziona nella realtà. Se l’Italia aumenta le tasse ai ricchi, i ricchi se ne vanno dall’Italia. E così abbiamo meno gettito per la sanità, per la scuola, per la sicurezza. Dunque è uno slogan che funziona a parole ma nella sostanza è un autogol. Il vero obiettivo è far pagare meno ai poveri, non di più ai ricchi».

Anche Romano Prodi ha invitato alla cautela, avvertendo che «quando si parla di tasse e migrazione poi vince la destra». L’ex presidente del Consiglio ha però aggiunto che «la patrimoniale sarebbe una bellissima cosa», confermando quanto il tema resti complesso anche tra chi non lo esclude in linea di principio.

Più articolata la posizione di Andrea Orlando, ex ministro del Pd, secondo cui «il problema di una concentrazione sempre più crescente della ricchezza esiste. Naturalmente una tassazione di quel genere è più armonica se realizzata a livello europeo». Lo stesso Orlando ha poi precisato: «va detto con molta franchezza che non si tratta di tassare la casa, o le case, ma la concentrazione di grandi patrimoni che si sta determinando ed è una discussione che si sta facendo in tutto il mondo. Non capisco perché questo debba suscitare scandalo».

Il confronto resta quindi aperto. La Fornero prova a spostarlo sul terreno della struttura fiscale, Avs insiste sui super ricchi, Schlein frena per non trasformare la patrimoniale in una bandiera dell’alleanza progressista e Renzi avverte sui possibili effetti contrari. La patrimoniale torna così a essere uno dei temi più divisivi della politica italiana, capace di separare maggioranza e opposizione ma anche le diverse anime del centrosinistra.

Published by
Claudia De Napoli

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