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Otto e Mezzo, Mieli chiede a Schlein di tirarsi fuori, Gribaudo replica, “Le leadership non si decidono nei salotti tv”

Chiara Gribaudo replica a Paolo Mieli sulla leadership di Elly Schlein e respinge l’ipotesi di un passo indietro nel centrosinistra.

Chiara Gribaudo difende Elly Schlein dopo l’intervento di Paolo Mieli a Otto e Mezzo e respinge l’idea che la segretaria del Partito Democratico debba chiamarsi fuori dalla corsa alla premiership del centrosinistra. Lo scontro nasce dalle parole del giornalista, secondo cui la leader dem dovrebbe tornare a “tessere la tela” dell’alleanza progressista rinunciando però alla candidatura alla presidenza del Consiglio alle prossime elezioni politiche. Una posizione che ha provocato la replica della vicepresidente del Pd, intervenuta per rivendicare il ruolo della segretaria e il percorso deciso dagli elettori alle primarie.

Il confronto si inserisce in una fase delicata per il cosiddetto campo largo, tra il nodo della leadership, i rapporti con le altre forze di opposizione e le tensioni interne al Partito Democratico. Per Gribaudo, però, il punto non può essere stabilito nei talk show, né attraverso valutazioni esterne sulla figura della Schlein.

Gribaudo difende Schlein: “Lo decidono gli elettori e le elettrici”

L’affondo di Paolo Mieli è arrivato durante la trasmissione Otto e Mezzo. Il giornalista ha sostenuto che Elly Schlein dovrebbe fare un passo indietro rispetto alla corsa per Palazzo Chigi, pur riconoscendole il ruolo di leader politica. «Io penso che Elly Schlein deve rimettersi a tessere la tela e per rimettersi a tessere la tela seriamente deve ritirarsi dalla corsa per la Presidenza del Consiglio. Secondo me farebbe bene a tirarsi fuori. Se è una grande leader, come io penso che sia, si deve chiamare fuori e dire ‘io non sarò la candidata del centrosinistra alle prossime politiche’».

Parole che Chiara Gribaudo ha contestato con decisione. La vicepresidente del Partito Democratico ha risposto ponendo il tema della legittimazione politica della segretaria. «Cosa non va in Elly Schlein? Questa domanda andrebbe fatta a Mieli, ma rimarrebbe una sua opinione personale perché le leadership dei partiti e delle coalizioni non vengono decise nei salotti tv, e mi permetto di aggiungere: per fortuna. Lo decidono gli elettori e le elettrici, che infatti si sono espressi a favore di Schlein alle primarie».

La replica punta a riportare il confronto dentro il perimetro del partito e del mandato ricevuto dalla segretaria. Gribaudo non nega il tema della costruzione dell’alternativa alla destra, ma contesta l’idea che il problema principale del centrosinistra sia la sostituzione della sua leader.

Il nodo della premiership e il futuro del campo largo

Per Chiara Gribaudo, il Partito Democratico deve concentrarsi sulla costruzione di una proposta politica capace di competere con la destra, evitando di trasformare ogni passaggio interno in un giudizio sulla segreteria. La vicepresidente dem ha chiarito che «alla segretaria non manca nulla e il Partito Democratico dovrebbe continuare a lavorare per diventare un’alternativa alla destra e non nella perenne ricerca di un’alternativa a Elly Schlein. Se la segretaria va giudicata, lo si faccia sui risultati e sulle idee, non su opinioni espresse in tv».

Il tema è politico e strategico. Nel centrosinistra la questione della premiership resta aperta, soprattutto in vista della possibile costruzione di un’alleanza più larga. Ma per una parte del Pd, la discussione non può partire dalla messa in discussione preventiva della Schlein. La segretaria, eletta attraverso le primarie, resta il punto di riferimento del partito e la figura chiamata a guidare il percorso verso una coalizione competitiva.

Le parole di Mieli intercettano però un interrogativo presente nel dibattito politico: se la leadership del partito coincida automaticamente con la candidatura alla presidenza del Consiglio o se, al contrario, il centrosinistra debba individuare un profilo diverso per tenere insieme tutte le anime dell’alleanza. La risposta di Gribaudo è netta: la discussione può esistere, ma non può prescindere dalla legittimazione democratica della segretaria.

Gribaudo su Picierno: “Il Pd non è e non sarà mai una caserma”

Nell’intervista, Chiara Gribaudo è intervenuta anche sull’addio di Pina Picierno al Partito Democratico. La vicepresidente dem ha scelto un tono fermo, riconoscendo la libertà di lasciare il partito ma respingendo letture considerate ingenerose verso chi continua a lavorare dentro il Pd.

«Il Partito democratico non è e non sarà mai una caserma. Per questo, se una persona non si sente più a casa è giusto che lasci quelle quattro mura e a Pina Picierno auguro sinceramente di trovare lo spazio politico a lei più congeniale, senza però che questo si traduca in riversare rancori o critiche gratuite senza alcuna base reale. La complessità, in questi anni, l’abbiamo affrontata ogni giorno, spesso assumendoci responsabilità difficili mentre altri preferivano commentare da bordo campo. Ridurre il confronto politico interno a una presunta ossessione identitaria mi sembra una lettura semplicistica e ingenerosa verso tante persone che nel Pd continuano a lavorare per tenere insieme valori, governo e rappresentanza sociale. La complessità si governa rimanendo nelle contraddizioni e provando a risolverle. È un lavoro meno comodo, ma è quello che molti e molte di noi continuano a fare, salutando con affetto invece chi decide di abbandonare il campo».

Il messaggio è rivolto sia all’esterno sia all’interno del partito. Da un lato Gribaudo difende la leadership della Schlein dagli attacchi televisivi e dalle ipotesi di passo indietro. Dall’altro rivendica un Pd aperto, non militare, ma deciso a non trasformare ogni uscita o critica in una delegittimazione della linea politica scelta. La partita sulla leadership del centrosinistra resta aperta, ma la vicepresidente dem chiarisce che non saranno i giudizi televisivi a stabilire chi dovrà guidarla.

Published by
Emanuele Larocca

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