Tommaso Cerno commenta il confronto tra Roberto Vannacci e Lilli Gruber, indicando nella sinistra il vero bersaglio politico del generale.
Tommaso Cerno interviene sul confronto televisivo tra Roberto Vannacci e Lilli Gruber a Otto e mezzo, leggendo la partecipazione del generale come un passaggio politico favorevole al fondatore di Futuro Nazionale. Secondo il direttore, la sinistra avrebbe tentato di presentare Vannacci come un problema interno al centrodestra e un rischio per Giorgia Meloni, ma l’esito del confronto avrebbe mostrato una dinamica diversa. Per Cerno, il generale non avrebbe individuato come avversari principali Matteo Salvini o la destra di governo, ma la sinistra progressista, definita “woke e gender”.
Nel suo commento, Tommaso Cerno sostiene che la sinistra abbia contribuito a costruire il fenomeno politico di Roberto Vannacci fin dall’uscita del libro Il mondo al contrario. Secondo questa lettura, il tentativo di trasformare il generale in un problema per la maggioranza avrebbe finito per rafforzarne il profilo pubblico.
Cerno usa parole molto dure per descrivere la puntata di Otto e mezzo: “La sinistra ci è cascata con tutte le scarpe, anzi sarebbe meglio dire gli scarponi”. Il riferimento è al modo in cui, a suo giudizio, l’area progressista avrebbe affrontato il caso Vannacci, attribuendogli un ruolo di minaccia interna alla coalizione guidata da Giorgia Meloni.
Secondo il direttore, il confronto nel programma di La7 avrebbe invece chiarito due elementi centrali. Il primo riguarda il bersaglio politico del generale. Vannacci, nella ricostruzione di Cerno, non si porrebbe contro Salvini né contro la destra di governo, ma contro una precisa area culturale della sinistra.
Il passaggio più netto del commento riguarda proprio l’individuazione dell’avversario. Cerno scrive che Vannacci “non ha come avversario né Salvini, né la destra di governo, ma considera il nemico da abbattere la sinistra woke e gender”. Una definizione che colloca lo scontro non soltanto sul piano dei partiti, ma anche su quello culturale e identitario.
Nel ragionamento di Tommaso Cerno, la presenza di Vannacci nel salotto televisivo di Lilli Gruber avrebbe quindi prodotto un effetto opposto rispetto a quello atteso da una parte della sinistra. L’obiettivo, secondo questa interpretazione, sarebbe stato mostrare quanto il generale potesse creare difficoltà a Meloni. La trasmissione avrebbe invece messo in evidenza la distanza tra il linguaggio di Vannacci e quello del progressismo più identitario.
Il direttore insiste anche sulla capacità del generale di parlare a un pubblico non coincidente in modo automatico con quello del centrodestra tradizionale. In questa prospettiva, Vannacci non sarebbe soltanto un possibile fattore di divisione per la maggioranza, ma anche un catalizzatore di consenso esterno ai confini classici della coalizione.
Nel commento, Tommaso Cerno arriva a paragonare Roberto Vannacci a una figura capace di intercettare umori trasversali, evocando il ruolo avuto in passato da Beppe Grillo. La differenza, secondo il direttore, starebbe nel contesto: non più la stagione dell’“uno vale uno” legata alla protesta digitale, ma una fase segnata da temi come sicurezza, identità, famiglia, tradizione e timori legati al radicalismo islamista.
Cerno scrive che Vannacci “si candida ad essere il neo Grillo dell’uno vale uno calato dall’era del web a quella del pericolo islamista, dove famiglia e tradizione tornano parole d’ordine per molti più italiani di prima”. Il riferimento è a un possibile elettorato fluido, composto non solo da voti provenienti dalla destra, ma anche da indecisi ed ex elettori del Movimento 5 Stelle.
Secondo questa analisi, i sondaggi indicherebbero che una parte rilevante del consenso verso Vannacci non arriverebbe dal centrodestra, ma da elettori incerti e da chi non si riconosce più nell’accordo tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein. Da qui la conclusione politica di Cerno, che non si sbilancia sull’esito delle prossime elezioni ma formula una previsione sul rapporto tra sinistra e generale: “Non so come andranno le Politiche perché non sono una fattucchiera, ma scommetto che da oggi la sinistra ha in Vannacci un’arma più spuntata”.
Il commento di Tommaso Cerno restituisce quindi una lettura precisa della puntata: il caso Vannacci, invece di indebolire la destra di governo, potrebbe diventare soprattutto un problema per la sinistra, chiamata a confrontarsi con un profilo politico capace di occupare temi identitari e di parlare a un elettorato non completamente definito.
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