Marco Travaglio attacca Roberto Vannacci a Otto e Mezzo: nel mirino remigrazione, diritti civili e peso politico nel centrodestra.
Marco Travaglio ha scelto toni durissimi contro Roberto Vannacci durante l’ultima puntata di Otto e Mezzo, il programma di approfondimento politico condotto da Lilli Gruber su La7.
Il direttore del Fatto Quotidiano è intervenuto sul generale, sul suo partito Futuro Nazionale e sulle sue posizioni in materia di remigrazione e diritti civili, sostenendo che il suo consenso sia favorito dall’assenza di responsabilità di governo.
Per Travaglio, il punto decisivo non è solo ciò che Vannacci dice, ma il fatto che oggi possa dirlo senza misurarsi con leggi, vincoli europei, costi reali e conseguenze politiche.
L’attacco di Travaglio è arrivato in modo diretto, senza attenuanti. Parlando di Vannacci, il giornalista ha usato una frase destinata a pesare nel confronto politico:
“Vannacci ti sciocca esattamente come quando vai al bar e c’è il disadattato al quinto grappino che dice le stesse cose, con l’aggravante che questo è europarlamentare e leader di un partito. Dopodiché, non credo che le elezioni si giochino su questo. Se lui pensa di convincere gli italiani a votarlo perché il loro principale problema è che i gay, oltre a guidare la macchina, vorrebbero anche degli altri diritti beh credo che ne prenderà pochi di voti”.
Nel ragionamento di Travaglio, le parole del generale non basterebbero a spostare davvero il centro della campagna elettorale. Le priorità degli italiani, secondo il giornalista, sarebbero ormai altrove: salari bassi, sanità, scuola, redistribuzione, disuguaglianze, lavoro e investimenti.
“Gli italiani in questo momento non sono più nemmeno quelli dell’immigrazione – prosegue Travaglio -, perché sono stati scavalcati da altre urgenze, che sono sociali, salariali per quelli che hanno la fortuna di avere un lavoro, etc..
C’è un problema di redistribuzione, di disuguaglianze, c’è la gente che urla ‘smettete di comprare e mandare armi all’Ucraina, occupatevi di sanità, di scuola, di investimenti, di creare posti di lavoro, di opere utili invece di quelle inutili’. Su quello lo vedo un po’ sguarnito, dopodiché è ovvio il perché del suo successo.
È nuovo, mentre gli altri sono logori, non ha responsabilità di governo e non deve confrontarsi né con le normative europee né con le leggi italiane né con la Costituzione italiana etc.. Può parlare come se fosse al bar, finché è in questa posizione”.
Il passaggio più pesante riguarda proprio la distanza tra propaganda e governo.
Travaglio riconosce a Vannacci una forza comunicativa, ma la collega alla possibilità di parlare senza dover dimostrare la realizzabilità delle proprie proposte.
Il confronto si è poi spostato sulla remigrazione, tema centrale nella linea politica di Vannacci. Travaglio ha respinto l’idea che si tratti di una soluzione nuova, spiegando che espatri ed espulsioni sono già previsti dalle norme italiane ed europee. Il problema, secondo il giornalista, è l’enorme difficoltà pratica di applicarli su larga scala.
“Quando lo metti alla prova sulla remigrazione… cos’è? Sono gli espatri e le espulsioni, previste dalla nostra Costituzione e da tutte le leggi europee fin dalla notte dei tempi, fin dalla Turco-Napolitano.
Il problema è che non c’è mai riuscito nessuno, perché è come svuotare il mare con il cucchiaino, perché ci vogliono troppi soldi, troppi charter, troppi agenti, troppi accordi con i Paesi d’origine che non li vogliono riprendere indietro.
Possibile mai che tutti i governi di centro, di destra, di sinistra, tecnici, non tecnici ci hanno provato e non ci sono riusciti? Arriva lui e ti dice ‘anche Trump li manda via’.
Certo, prova a mandare via la gente dagli Usa al Messico, non c’è mica il Mar Mediterraneo in mezzo. Il rapporto tra gli Usa e i paesi del centro-America è di vassallaggio e non è lo stesso che c’è tra l’Italia e tutti i paesi da cui provengono i nostri migranti.
Il problema è metterlo di fronte alle responsabilità se – e mi auguro di no – e quando le avrà, perché sono tutte chiacchiere da bar che funzionano. Provate anche da Meloni e Salvini e si è visto che nemmeno loro ci sono riusciti”.
Nel giudizio di Travaglio, la remigrazione proposta da Vannacci si inserisce nella stessa categoria politica di formule già utilizzate in passato sull’immigrazione.
Il riferimento è ai porti chiusi, al blocco navale e ai Cpr in Albania, presentati come soluzioni drastiche ma poi scontratisi con limiti operativi, diplomatici e giuridici.
“Probabilmente c’è una quota di persone, di boccaloni di stomaco forte, disposti a pensare che non c’è Vannacci al posto della Meloni. La remigrazione è come i porti chiusi e il blocco navale, è la stessa cosa, come i Cpr in Albania, le hanno provate tutte e non ha funzionato. Sarà perché la Meloni è diventata di sinistra, buonista o perché non si può? Lui in questo momento è fortunato, non governa e siamo fortunati anche noi”.
Il punto politico, secondo Travaglio, è quindi la prova del governo. Finché Vannacci resta fuori dalle stanze decisionali, può proporre misure radicali senza doverne sostenere l’impatto reale.
La critica di Travaglio non esclude però una valutazione sul peso politico del generale. Il direttore del Fatto Quotidiano non ritiene che Vannacci possa necessariamente far perdere le elezioni a Giorgia Meloni, ma vede un rischio diverso: lo spostamento di voti e classe dirigente all’interno del centrodestra.
Secondo questa lettura, Futuro Nazionale potrebbe diventare un problema non tanto per il risultato complessivo della coalizione, quanto per gli equilibri tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Il generale, infatti, starebbe attirando non solo elettori, ma anche figure politiche già elette o radicate nei territori.
Sul punto, Travaglio ha chiuso con una previsione molto netta: “Dovranno invitarlo ad un tavolo e contrattare sulle liste e sulle candidature e sull’alleanza per le elezioni.
È evidente che Vannacci sta portando via non solo voti, ma anche ceto dirigente, voltagabbana eletti in Parlamento e negli Enti locali con la Lega, FdI e Forza Italia. C’è un travaso che sposta consenso all’interno del centro-destra. Non credo che la Meloni debba temere che Vannacci le faccia perdere le elezioni.
Ad un certo punto, però, dovranno mettersi d’accordo”.
La partita, dunque, non riguarda soltanto le frasi più controverse del generale. Riguarda il ruolo che Vannacci può ritagliarsi nel centrodestra, la sua capacità di sottrarre spazio agli alleati e la necessità, prima o poi, di trasformare il consenso raccolto in un accordo politico vero.
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