La Lega punta al ritorno di Salvini al Viminale per rilanciare il partito e arginare l’avanzata politica di Vannacci.
Il ritorno di Matteo Salvini al Viminale entra nella strategia politica della Lega dopo il consiglio federale riunito ieri a Montecitorio. Oltre tre ore di confronto interno hanno confermato la volontà del Carroccio di rimettere al centro la propria iniziativa, recuperare consenso e prepararsi alla campagna per le prossime elezioni politiche. La richiesta da portare alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e agli alleati riguarda il possibile ritorno del leader leghista al ministero dell’Interno, una mossa considerata utile per rafforzare l’identità del partito e contenere l’effetto politico di Roberto Vannacci.
L’ipotesi non è nuova. Era già emersa lo scorso anno durante il congresso federale di Firenze, ma allora il percorso si era rivelato difficile ed era stato accantonato. Oggi, però, il quadro politico è cambiato. Roberto Vannacci, dopo l’ingresso nella Lega e la successiva nomina a vicesegretario, ha preso un’altra direzione politica e sta lavorando alla costruzione di un proprio partito.
Per molti dirigenti leghisti, la nascita di Futuro Nazionale rischia di complicare gli equilibri del centrodestra in vista delle Politiche del prossimo anno. Da qui la convinzione che un ritorno di Salvini agli Interni possa servire non solo al rilancio del Carroccio, ma anche alla stabilità della coalizione.
Nel ragionamento interno non emergerebbe una bocciatura di Matteo Piantedosi, considerato però un profilo tecnico. La differenza, secondo la linea che sta maturando nella Lega, sarebbe nel peso politico di Salvini: un ministro dell’Interno con una forte identità di partito potrebbe riproporre quella linea decisionista che aveva caratterizzato la precedente esperienza al Viminale.
La partita riguarda anche i numeri. Una Lega capace di recuperare due o tre punti percentuali potrebbe ridurre il peso potenziale di Futuro Nazionale dentro la coalizione. Un rafforzamento del Carroccio sarebbe considerato utile non solo da Salvini, ma anche da Meloni, che potrebbe evitare una gestione complicata dei rapporti con Vannacci in caso di maggioranza allargata al suo nuovo soggetto politico.
Il tema tocca anche Forza Italia. Antonio Tajani, in sintonia con Marina Berlusconi e con l’area dirigente azzurra, ha già chiarito la linea con una frase netta: “mai alleati con Vannacci”. In questo scenario, una Lega più solida resterebbe per gli alleati una forza di governo riconoscibile e più prevedibile.
Il pressing su Meloni e sugli altri partiti della maggioranza dovrebbe partire già nei prossimi giorni. La tempistica non è secondaria: la Lega vuole arrivare a settembre con una campagna elettorale già impostata, puntando su temi identitari e su una leadership più visibile.
La seconda mossa riguarda la riorganizzazione interna. Nel consiglio federale non sono state formalizzate nomine, ma Salvini ha annunciato per mercoledì prossimo una nuova riunione a Roma, durante la quale presenterà il nuovo organigramma del partito.
Il punto più delicato riguarda i poteri effettivi delle nuove figure. Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, pur confermando la disponibilità a sostenere il segretario, non intenderebbero accettare incarichi privi di contenuto politico e operativo. L’ipotesi della cosiddetta doppia Lega, cara soprattutto all’area dei governatori, sembra però destinata a rimanere sullo sfondo.
Più concreta appare una modifica dello statuto per inserire nuove figure e dare una cornice formale agli incarichi voluti da Salvini. In autunno resta possibile anche un congresso non elettivo, pensato per rafforzare sul piano statutario il nuovo assetto.
Il leader leghista starebbe valutando una sorta di cabina di regia per il Nord, un direttorio da affidare a Zaia e Fedriga, senza però indebolire la centralità della segreteria nazionale. L’obiettivo è costruire un organismo capace di dare spazio ai territori senza ridurre il controllo politico del segretario.
Al termine della riunione, Salvini ha rivendicato il clima del confronto interno: “Il federale è andato bene, sono sempre contento quando si parla di Lega…”. Una frase che conferma la volontà di tenere aperta la discussione, ma anche di arrivare rapidamente a una nuova fase organizzativa e politica.
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