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Il duro affondo di Capezzone sul M5S: “Quando pensi abbiano toccato il fondo, scavano”

Daniele Capezzone attacca il M5S dopo le parole di Francesco Silvestri su Giorgia Meloni e richiama il centrodestra verso il 2027.

Daniele Capezzone punta il dito contro il Movimento 5 Stelle dopo le parole pronunciate da Francesco Silvestri su Giorgia Meloni, in un passaggio politico che ha chiamato in causa anche Benjamin Netanyahu e Donald Trump. Il giornalista e commentatore ha definito l’episodio un segnale di “degrado lessicale e morale”, accusando i pentastellati di aver portato lo scontro politico su un terreno di volgarità. Nella stessa riflessione, Capezzone ha poi allargato il quadro al futuro del centrodestra, ai temi migratori, al ruolo di Giuseppe Conte, Elly Schlein, Matteo Renzi e Roberto Vannacci.

Capezzone attacca il M5S dopo le parole su Meloni

Il passaggio più duro riguarda la frase attribuita a Francesco Silvestri, esponente del M5S, che ha evocato presunte “ginocchiere” di Giorgia Meloni “per stare più comoda” davanti a Benjamin Netanyahu e Donald Trump. Capezzone ha reagito con toni molto netti, parlando di un episodio che, a suo giudizio, racchiude “il degrado lessicale e morale, la volgarità, la trasformazione dello scontro politico in lotta nel fango”.

Il commentatore ha collegato quelle parole anche alla reazione del gruppo parlamentare pentastellato, sottolineando gli applausi arrivati dopo l’intervento. Nella sua ricostruzione, quel comportamento confermerebbe una distanza tra le lezioni pubbliche sul rispetto delle donne e il linguaggio usato in Aula contro la presidente del Consiglio.

Il riferimento si è poi spostato direttamente su Giuseppe Conte. Capezzone lo ha chiamato in causa con una formula polemica: “Congratulazioni anche a lei, egregio Giuseppe Conte, così lesto nel minacciare noi di querela. Queste sono le sue creature”. Il messaggio politico è chiaro: secondo Capezzone, la responsabilità non riguarda soltanto la singola frase, ma anche il clima interno al Movimento 5 Stelle.

Il richiamo a Bisignani e alla capacità di leggere il futuro

Dopo l’attacco al M5S, Capezzone cambia prospettiva e introduce il nome di Luigi Bisignani, citando il romanzo “Il sigillo della porpora”, pubblicato nel 1988. Il libro viene indicato come esempio di intuizione politica e storica, perché scritto in un momento in cui la Prima Repubblica appariva ancora stabile e il quadro internazionale sembrava solido, alla vigilia della caduta del Muro di Berlino.

Nel ragionamento di Capezzone, Bisignani avrebbe anticipato scenari che molti, all’epoca, non avevano colto. Nel romanzo compare infatti una vicenda in cui emergono il rischio dell’Islam fondamentalista e l’arrivo sulla scena italiana di un imprenditore capace di modificare gli equilibri politici. Il personaggio di Sergio Bruschi, nella lettura proposta, viene descritto come una figura che richiama tratti di Silvio Berlusconi, Raul Gardini e Carlo De Benedetti.

Da questo esempio, Capezzone ricava una tesi più ampia: la politica dovrebbe imparare a leggere in anticipo i segnali del tempo, senza fermarsi alla cronaca immediata. A suo giudizio, nei prossimi anni l’Europa e l’Italia saranno attraversate da tensioni migratorie, etniche e sociali sempre più difficili da governare.

Il 2027, il centrodestra e l’avvertimento a Renzi e Vannacci

Il caso di Belfast viene citato da Capezzone come segnale di una fase già aperta in altri Paesi. L’Italia, sostiene, avrebbe ancora margine per intervenire prima che le tensioni diventino più gravi. Da qui nasce il ragionamento politico sul 2027 e sulla necessità, per il centrodestra, di arrivare compatto alle prossime scadenze elettorali.

Secondo Capezzone, soltanto la destra può candidarsi a gestire una fase che considera particolarmente complessa. Il giornalista esclude invece l’ipotesi di affidare le questioni migratorie a un fronte composto da Giuseppe Conte, Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, evocando anche le ricadute sulla collocazione geopolitica dell’Italia.

Nel finale, il messaggio viene rivolto a due interlocutori precisi. A Matteo Renzi, Capezzone suggerisce di non legarsi a un campo politico che potrebbe portargli “motivi di atroce pentimento”. A Roberto Vannacci, invece, manda un avvertimento diretto: se resterà fuori dalla coalizione, ogni voto raccolto rischierà di favorire la sinistra. La formula scelta è volutamente incisiva: “Un po’ come ‘comprare’ Vannacci su Amazon e vedersi consegnare a casa Conte & Schlein”.

Published by
Luca Antonicelli

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