Benedetta dedica la laurea alla sorella Chiara, rimasta a Palmi per assistere la mamma Rosa, persona con SLA.
Benedetta, 22 anni, ha conseguito la laurea triennale in Economia aziendale con 110 e lode e ha scelto di dedicare quel traguardo alla sorella Chiara, che le ha permesso di trasferirsi a Cosenza per studiare mentre lei restava a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, accanto alla loro mamma Rosa, persona con SLA. Nella dedica della tesi, la neolaureata ha scritto parole semplici e fortissime: “A mia sorella Chiara, per avermi donato il bene più prezioso che, a volte, la vita tende a negare: il tempo”.
Per Benedetta, il risultato raggiunto nei tempi previsti non è soltanto il frutto dello studio, ma anche di una scelta familiare precisa. A restare a casa, per garantire continuità nell’assistenza alla madre, è stata Chiara, nata nel 1998, che ha rinunciato a una parte importante del proprio tempo per permettere alla sorella minore di completare il percorso universitario.
“Se ho preso questa laurea in tempo, nei tre anni prestabiliti, è solo grazie a lei. Chiara è più grande di me, è del ’98, e mi ha permesso di concludere questo percorso. Noi siamo di Palmi, ma mi sono trasferita e ho studiato a Cosenza”, ha raccontato Benedetta.
La scelta di Chiara ha avuto un peso concreto nella vita di entrambe. “Qui a casa, oltre a nostro papà, doveva necessariamente rimanere qualcuno e Chiara ha deciso di restare per permettermi di studiare. Così facendo ha perso tantissimo tempo per il suo studio, per questo le sarò grata a vita”.
La malattia della mamma Rosa è entrata nella vita della famiglia nel 2018. Benedetta aveva 14 anni quando è arrivata la diagnosi. Prima c’erano stati alcuni segnali, tra cui tremori alle mani e una caduta. Poi i controlli a Milano e la conferma nel mese di maggio.
“Mia mamma ha scoperto la SLA nel 2018, con una caduta, ma già prima aveva alcuni problemi, come dei tremori alle mani. Prima che le dessero la diagnosi lo aveva capito. Poi è salita a Milano per alcuni controlli e nel maggio 2018 le hanno dato conferma”.
Accettare la SLA non è stato semplice, soprattutto per figli ancora molto giovani. La famiglia, però, ha cercato fin dall’inizio di organizzarsi. Il padre è rimasto un punto fermo nella gestione quotidiana, mentre Benedetta e Chiara hanno dovuto dividersi tempi, uscite e spostamenti.
“Diciamo che accettare questa malattia non è stato facilissimo, soprattutto per noi figli piccoli. Io nel 2018 avevo 14 anni. Ma l’abbiamo gestita bene, ci siamo saputi organizzare da subito anche grazie a papà che si occupa di tutto”.
La presenza del fratello Gaetano, che ha studiato a Milano e oggi lavora in provincia di Bergamo, resta importante quando può rientrare in Calabria. Anche lui era presente nel giorno della laurea.
Per Rosa, vedere la figlia arrivare alla laurea è stato un momento profondamente atteso. Benedetta ha raccontato che la madre le ha detto: “Non credevo di vivere questo momento bellissimo”. Una frase che la ragazza aveva già sentito anche in occasione della maturità, dopo anni segnati da momenti difficili e da rischi concreti per la salute della donna.
“Durante il periodo del Covid, per esempio, lo ha preso ed è stata malissimo. Aveva la saturazione bassissima e battiti altissimi, eravamo tutti pronti…Poi, fortunatamente, è stato un mezzo miracolo, si è ripresa”.
Alla madre, Benedetta ha riservato un’altra dedica intensa: “Ti ringrazio per aver risparmiato il fiato anche quando era quasi del tutto assente”. La SLA ha cambiato radicalmente la vita di Rosa, ma non il suo ruolo di madre. Anche attraverso il computer con cui comunica, continua a seguire i figli e a occuparsi di loro.
Benedetta ha spiegato il senso di questa esperienza familiare con parole molto nette: “Penso che bisognerebbe cambiare un po’ la mentalità. Alcuni pensano che questa non sia vita, io invece penso che lo sia. È sempre vita, vita che uno può vivere attraverso gli altri ed è quello che mamma fa con noi”.
Poi ha aggiunto: “Sì, lei è bloccata, non si può muovere da anni, è chiusa a casa, ma tramite noi, lei ce lo dice sempre, ha la possibilità di vivere. Il supporto familiare fa tantissimo, anche dal punto di vista dell’umore. Lei continua a fare la mamma con noi, tramite il computer con cui parla”.
Anche nei gesti più quotidiani, Rosa resta presente: “Mettiti il giubbotto che fa freddo”, oppure “Attenta a come guidi”. Per Benedetta, sono frasi che restituiscono alla madre una dimensione piena, concreta, viva.
Il pensiero finale torna a Chiara, la sorella che ha reso possibile quel percorso universitario: “Le sarò grata per tutta la vita, è stata la mia seconda mamma. Mi ha cresciuta soprattutto nei primi anni quando ho avuto difficoltà a gestire questa situazione. Lei per me c’è sempre stata”.
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