Italia & Dintorni

Futuro nazionale, Vannacci alza il muro sull’immigrazione: “La mia concezione è che non ne deve entrare nessuno”

Roberto Vannacci apre a Roma l’assemblea di Futuro nazionale tra sovranismo, remigrazione, attacchi a Forza Italia ed Europa.

Roberto Vannacci trasforma l’assemblea costituente di Futuro nazionale in una prova di forza politica e identitaria. All’Auditorium della Conciliazione di Roma, davanti a circa 1.500 delegati, il generale ed europarlamentare ha aperto la due giorni del nuovo partito con un messaggio costruito sulla contrapposizione: da una parte i sostenitori del suo progetto, definiti “figli di nessuno”; dall’altra l’Europa, il globalismo, le multinazionali e quella parte del centrodestra accusata di avere smarrito la rotta.

Il manifesto politico scelto da Vannacci è netto e volutamente provocatorio: “Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e siamo fierissimi di esserlo”. Una frase che racchiude la strategia del nuovo movimento: rivendicare l’isolamento, trasformarlo in orgoglio e presentarsi come alternativa interna ed esterna agli equilibri politici tradizionali.

Futuro nazionale, Vannacci rivendica la linea sovranista

La scena dell’assemblea di Futuro nazionale è costruita con simboli identitari: bandiere, magliette nere con il logo FnV, inno d’Italia e un linguaggio politico senza mediazioni. Vannacci rivendica il sovranismo come asse portante del partito e rilancia uno degli slogan più forti del suo discorso pubblico: “L’Italia agli italiani”.

Dal palco, il generale ha chiesto ai presenti di ripeterlo insieme: “Lo diciamo con forza e non ci vergogniamo, anzi vi chiedo di dirlo insieme: l’Italia agli italiani”. Una formula che nel suo progetto politico diventa il punto di partenza per parlare di cittadinanza, immigrazione, sicurezza, rapporti con l’Unione europea e ruolo dell’Italia nello scenario internazionale.

Vannacci respinge anche le accuse di vicinanza alla Russia: “Io filorusso? Una fuffa”. Poi attacca frontalmente Forza Italia, accusandola di votare insieme a Pd, Avs e M5S. Il passaggio più duro riguarda il rapporto con la sinistra: “Non sono io la stampella della sinistra”. A esserlo, secondo il generale, sarebbero invece esponenti azzurri e il loro leader Antonio Tajani, definiti “utili idioti”.

Il messaggio politico è chiaro: Futuro nazionale non intende presentarsi come semplice appendice della maggioranza, ma come soggetto capace di condizionare il campo del centrodestra. Non a caso, Vannacci insiste sul fatto che le sue posizioni non verranno addolcite per convenienza elettorale.

Remigrazione, Europa e attacco a Draghi e Von der Leyen

Il tema più identitario resta quello della remigrazione. Vannacci rivendica di aver contribuito a portare questo termine nel linguaggio politico italiano e lega la sua proposta a una visione molto restrittiva dell’immigrazione. “Prima remigrazione non si poteva dire, adesso il termine remigrazione è entrato nell’uso comune, anche grazie a me”, ha affermato.

Sui migranti, il generale usa parole nette: la loro “sola libertà” sarebbe “quella di essere rimpatriati”. Poi aggiunge: “I diritti civili e sociali gli europei se li sono conquistati con il sangue di chi ha lottato. Gli altri non vengano ad elemosinarli a casa nostra”. Alla domanda su quanti migranti possano entrare, la risposta è altrettanto chiara: “La mia concezione è che non ne deve entrare nessuno”, salvo “eventuali deroghe”.

Nel discorso di Vannacci, l’immigrazione si intreccia con la critica all’Europa. Il generale chiede di “cambiare rotta” e lega il giudizio sull’Unione europea anche all’ingresso nell’euro: “Certamente l’ingresso nell’euro non ci ha portato bene. È difficile” uscirne, ma “dobbiamo cominciare a prendere in esame una soluzione”. Poi sintetizza il suo giudizio: “L’Europa, dopo trenta anni, è allo scatafascio. Qualcosa dobbiamo fare”.

Nel mirino finiscono anche Mario Draghi, Ursula von der Leyen, le multinazionali e il globalismo. “O con noi di Futuro nazionale, guardiani del sovranismo e garanti della cittadinanza, oppure con Draghi, Von der Leyen, le multinazionali e il globalismo”, ha detto il generale, tracciando una linea di separazione netta tra il suo partito e gli avversari politici.

Il rapporto con il centrodestra e le condizioni di Vannacci

Nessun leader degli altri partiti ha partecipato all’assemblea, nonostante gli inviti. Vannacci ha scelto di leggere l’assenza come un problema degli altri: “Io per educazione ho invitato tutti. Sarebbe stato corretto secondo me rispondere e partecipare anche solo per un saluto… Ma l’assemblea va avanti ugualmente”. Ha però ringraziato le seconde linee di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia presenti in sala.

Sul rapporto con il centrodestra, il generale evita di presentarsi come chi chiede ospitalità. Al contrario, ribalta il quadro: “Non ho mai parlato di adesione al centrodestra. È il centrodestra che ne parla, sembrano siano aspettative del centrodestra”. Poi fissa le sue condizioni: immigrazione, sicurezza e linee politiche non negoziabili. “Chi vuole salire sulla barca ci sale. Non è una mia istanza. Le mie posizioni non le ammorbidisco e non le cambio”.

Vannacci si fa forte anche dei sondaggi e sostiene che Futuro nazionale sarebbe già al 5% prima ancora di nascere formalmente. La definizione che usa è quella di un partito capace di riportare la coalizione nella direzione corretta: “Siamo il sestante che riporta l’alleanza del centrodestra che è andato alla deriva nella giusta direzione”.

Alla domanda sulle accuse di aiutare la sinistra, attribuite a Giorgia Meloni, il generale risponde senza alzare ulteriormente il tono: “Se avrà una domanda da fare me la rivolgerà direttamente e avrò il piacere di risponderle”. La strategia resta quella di presentare Futuro nazionale come un soggetto autonomo, non disposto ad arretrare sui temi identitari e pronto a usare il proprio isolamento come elemento di forza.

La due giorni di Roma consegna quindi un partito che nasce attorno a un linguaggio duro, una proposta sovranista e una sfida diretta agli equilibri della coalizione. Vannacci punta a trasformare la sua esposizione personale in una struttura politica. Il passaggio successivo sarà capire se quella “sporca dozzina” evocata dal palco riuscirà a diventare una forza capace di pesare davvero nel quadro nazionale.

Published by
Emanuele Larocca

This website uses cookies.