Crans-Montana torna al centro del caso: feriti svizzeri bocciati a scuola e nuovi messaggi sulle porte di sicurezza del Constellation.
Il caso di Crans-Montana apre un nuovo fronte, questa volta legato al percorso scolastico dei ragazzi rimasti feriti nella tragedia del Constellation. Mentre i giovani italiani ricoverati per lungo tempo sarebbero stati tutti promossi, per i coetanei svizzeri l’esito sarebbe stato opposto: i feriti elvetici sarebbero stati bocciati. A raccontarlo sono stati i familiari dei ragazzi coinvolti, attraverso una chat nata tra i genitori dopo l’incidente. La vicenda arriva mentre emergono nuovi messaggi WhatsApp dei proprietari del locale, Jacques Moretti e Jessica Moretti, allegati al verbale dell’ultimo interrogatorio svolto a Sion il 5 giugno.
La differenza di trattamento tra gli studenti italiani e quelli svizzeri è stata riferita dal padre di Giuseppe, uno dei ragazzi coinvolti, a margine della festa per i 17 anni del figlio. All’evento era presente anche l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso.
Il genitore ha spiegato che la notizia delle bocciature sarebbe arrivata direttamente dalle famiglie svizzere, con cui i parenti dei feriti italiani erano rimasti in contatto dopo la tragedia. “Ce lo hanno raccontato i genitori svizzeri: le scuole dicevano che non si poteva equiparare chi ha frequentato tutti i mesi e non solo pochi. Io la trovo una mancanza di umanità incredibile”, ha detto il padre di Giuseppe.
La decisione degli istituti elvetici, almeno per quanto riferito dai familiari, avrebbe quindi tenuto conto soprattutto della frequenza scolastica effettiva, senza riconoscere pienamente il peso dei ricoveri e delle conseguenze fisiche e psicologiche subite dai ragazzi. Una posizione che ha provocato amarezza tra i genitori italiani, già segnati da mesi di cure, interventi e recuperi complessi.
Parallelamente al caso scolastico, nei giorni scorsi sono emersi due messaggi WhatsApp attribuiti a Jacques Moretti e Jessica Moretti, proprietari del Constellation. Le conversazioni sono state inserite negli atti dell’ultimo interrogatorio svolto a Sion il 5 giugno e riguardano aspetti legati alla gestione della sicurezza all’interno del locale.
Il primo messaggio risale al 21 agosto 2021 ed è firmato da Jacques Moretti. Il contenuto riguarda la chiusura di una porta di sicurezza: “Ciao a tutti, volevo sapere se la porta di sicurezza del Constell di fronte ai bagni è ancora bloccata? E se nessuno la usa? Inoltre, le porte del palazzo sono rimaste ancora aperte, bloccate aperte? Spero sempre che non siate voi? Ve l’ho già detto? Confermatemi per favore? e Grazie”.
A quel messaggio avrebbe risposto un collaboratore nella chat denominata Constel: “Sì la porta è sempre bloccata. Sì, ne abbiamo parlato e non si lasciano aperte le porte!”. Alla risposta, il titolare avrebbe reagito con l’emoticon del pollice in su.
Un secondo scambio risale invece al 13 dicembre 2019 ed è contenuto nel gruppo Staff 2019. In quella conversazione Jessica Moretti richiama l’attenzione dei collaboratori sull’uso degli scintillanti all’interno del locale, indicando il rischio legato a divani, pavimento e soffitto.
La proprietaria scrive: “Ah bene! Se vogliono degli scintillanti fate molta attenzione, restate fino a quando lo scintillante si spegne perché se cade, sul divano o al suolo, o che loro lo tengono in alto e bruciano la schiuma al soffitto, il Constel brucia…”.
Un cameriere risponde poi rassicurando la titolare: “Non si preoccupi faremo attenzione…”. I messaggi ora acquisiti assumono rilievo perché riguardano proprio la consapevolezza dei rischi interni al locale e alcuni comportamenti legati alla sicurezza. Restano agli atti dell’inchiesta e si inseriscono in un quadro ancora delicato, mentre le famiglie dei ragazzi feriti continuano a chiedere chiarezza sulle responsabilità e sulle conseguenze della tragedia.
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