Pamela Genini, uccisa a Milano dal compagno, torna al centro del caso dopo le parole della madre contro Roberto Vannacci.
Una Smirnova, madre di Pamela Genini, torna a parlare della figlia a otto mesi dal femminicidio avvenuto a Milano il 14 ottobre 2025. La modella fu uccisa dal compagno Gianluca Soncin, e oggi la madre denuncia non solo il dolore per quella perdita, ma anche il timore che certe parole pronunciate nel dibattito politico possano rendere le donne ancora più esposte e isolate. Il riferimento è alle dichiarazioni di Roberto Vannacci, che hanno provocato la reazione durissima della donna: “Sono passati otto mesi. Mia figlia è stata lasciata sola da tutti. E ora leggo le parole vergognose di Vannacci e penso: in un Paese dove quasi ogni giorno c’è un femminicidio, le donne rischiano di rimanere ancora più sole”.
La madre di Pamela Genini parla da una posizione segnata da un dolore diretto. Sua figlia, racconta, non sarebbe stata aiutata, nonostante la paura e la condizione di vulnerabilità in cui molte vittime vivono prima dell’epilogo più grave. Le sue parole riportano al centro il tema della protezione delle donne e della risposta dello Stato davanti alla violenza di genere.
Per Una Smirnova, le frasi di Roberto Vannacci rappresentano un segnale pericoloso. Alla domanda su cosa abbia provato dopo quelle dichiarazioni, la madre di Pamela Genini risponde senza attenuare il giudizio: “Tanta amarezza. È una vergogna. Il femminicidio è il frutto di continui soprusi e violenze che alla fine portano a quell’epilogo. Bisogna pensare alla sofferenza enorme che provano le donne quando si trovano nelle mani di questi cosiddetti uomini. Che rovinano completamente una vita, a volte per anni, fino a uccidere”.
Il punto, per la madre della modella uccisa, è la solitudine delle vittime. Non si tratta soltanto dell’ultimo gesto violento, ma di un percorso fatto di paura, controllo, soprusi e richieste d’aiuto spesso non raccolte. Per questo, quando sente dire che non ci sarebbe bisogno di proteggere nessuno, Una Smirnova vede il rischio di un arretramento culturale e istituzionale.
“Una frase del genere mi fa pensare che le donne verranno lasciate ancora più sole. E lo rimarranno chissà per quanti anni, senza alcun tipo di aiuto”, afferma. Una valutazione che nasce dall’esperienza vissuta con Pamela, ma che la donna allarga a tutte le vittime che non riescono a denunciare o che restano intrappolate nella paura.
Quando le viene chiesto se anche per sua figlia sia stato così, Una Smirnova risponde in modo netto: “Non è stata aiutata da nessuno. È stata lasciata sola. E tante vittime non denunciano, hanno paura, vivono nel terrore”.
La madre di Pamela Genini lega questa solitudine a un problema più profondo: il valore riconosciuto alle donne nella società. “Una donna nella società deve avere valore. Invece oggi non ne ha, viene considerata come se la sua vita fosse inferiore a quella dell’uomo. Quindi sì, queste parole mi sembrano un passo indietro. Quando le persone parlano così, specialmente i politici, è una cosa davvero triste”.
Il messaggio è rivolto anche alla politica. Una Smirnova non chiede soltanto parole di vicinanza, ma strumenti concreti, leggi più dure e una risposta capace di incidere prima che la violenza arrivi al punto di non ritorno. Per lei il femminicidio non può essere trattato come un omicidio qualsiasi, perché nasce spesso da una lunga sequenza di minacce, controllo, aggressioni e odio.
Se avesse davanti Roberto Vannacci, gli porrebbe una domanda diretta: “Gli chiederei: se una tragedia così succedesse a tua figlia, cosa diresti? Che politica faresti? Diresti ancora che le donne non vanno protette? Vorrei sentire le sue risposte. Perché dopo un femminicidio anche i genitori non riescono più a vivere in pace”.
Il dolore della madre di Pamela Genini è tornato con forza anche alla prima udienza del processo a Gianluca Soncin. Una Smirnova era in aula e racconta l’impatto di trovarsi davanti l’uomo accusato di averle tolto la figlia: “È stato pesante vedere quell’assassino. Non prova nessuna emozione, in tutti questi mesi da lui e dalla sua famiglia non è mai arrivato un segno di pentimento. Ed era lì come nulla fosse, tranquillo, calmo, ben vestito. Mentre io ho provato e sto provando ancora una cosa orrenda”.
Alla sofferenza per la morte di Pamela si aggiunge un altro elemento: gli insulti ricevuti dopo il femminicidio. La madre racconta che lei e la figlia vengono ancora attaccate sulle piattaforme digitali: “Non solo: sui social io e mia figlia veniamo insultate. A lei dicono che se l’è cercata. Ma chi aveva diritto di ucciderla in quel modo? Sì, la violenza sulle donne è un grande problema del Paese. Ma si vuole ignorare”.
Per Una Smirnova, la questione centrale resta la tutela delle donne prima che sia troppo tardi. “In questo Paese, quasi tutti i giorni, muoiono donne uccise dai compagni e dai mariti. Porre fine a tutto questo è possibile solo se cambiano le leggi. Se questi uomini non uscissero mai di galera, magari le cose potrebbero cambiare. Al femminicidio si arriva dopo tanta violenza e odio. Non è un omicidio qualsiasi. Gli uomini violenti devono cambiare mentalità. Non devono esistere. E se commettono reati devono pagare caro”.
La voce della madre di Pamela Genini riporta così il femminicidio dentro una domanda pubblica precisa: quanto le istituzioni, la politica e la società siano davvero in grado di proteggere le donne prima che restino sole davanti alla violenza.
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