Tommaso Cerno denuncia una deriva nel dibattito pubblico e accusa una parte della sinistra di usare il politicamente corretto come censura.
Tommaso Cerno interviene con parole molto dure sul rapporto tra sinistra, censura, identità, diritti e libertà di espressione. Il suo ragionamento parte dal caso Roberto Vannacci, definito nel suo intervento come un possibile “pontiere” capace di favorire indirettamente l’area progressista, e arriva fino alle accuse di fascismo e islamofobia rivolte a chi contesta alcune scelte del dibattito pubblico. Al centro della sua critica ci sono la cancellazione di libri nei festival, l’esclusione degli ebrei dal Pride e quella che Cerno descrive come una crescita della propaganda islamista anche in Italia, sulla scia di quanto già avvenuto in Francia e Gran Bretagna.
La posizione di Tommaso Cerno è racchiusa in una dichiarazione ampia, nella quale il giornalista e politico collega più fronti: destra, sinistra, diritti, islamismo, libertà culturale e accuse ideologiche. Secondo Cerno, lo scenario politico attuale avrebbe assunto tratti paradossali, fino al punto di rovesciare ruoli e categorie tradizionali.
“Nel mondo al contrario dove perfino il generale Vannacci finisce per essere un pontiere della sinistra che ambisce al governo, altro che destra vera, capita di essere accusati di fascismo e islamofobia da politici e intellettuali che, senza leggere, avallano la censura di libri nei festival e arrivano a escludere gli ebrei dal Pride, nato come parata dei diritti di tutti”.
Il passaggio individua due punti centrali della polemica: da una parte il giudizio su Vannacci, dall’altra la denuncia di una contraddizione interna a chi, secondo Cerno, difende i diritti ma finisce per limitare la libertà di espressione e la partecipazione di alcuni soggetti a eventi pubblici.
Nel suo intervento, Cerno non presenta la questione come un singolo episodio, ma come il sintomo di una trasformazione più ampia del linguaggio politico. La critica riguarda soprattutto l’uso di etichette come “fascista” e “islamofobo”, che a suo giudizio verrebbero impiegate per delegittimare chi solleva obiezioni su temi sensibili.
Il punto più controverso dell’intervento riguarda il rapporto tra una parte della sinistra e alcune forme di radicalismo politico e religioso. Cerno sostiene che la propaganda islamista abbia trovato un terreno favorevole dentro un linguaggio politico orientato a dividere il campo tra giusti e colpevoli.
“Questo perché la propaganda islamista, ormai in crescita anche in Italia come già in Francia e Gran Bretagna, ha stretto un patto linguistico e politico con una visione in cui libertà e uguaglianza non contano. Così il politicamente corretto diventa la nuova censura: in cambio di voti, una parte della sinistra mette a disposizione la propria «morale» per dividere il mondo tra giusti e cattivi, presentando la violenza delle piazze anarco-islamiste come «pace», il burqa e la subordinazione femminile come «integrazione», e perfino i roghi di libri come «resistenza», quando sono invece omologazione culturale e deriva autoritaria”.
La dichiarazione mette insieme diversi temi che da tempo attraversano il confronto politico: la libertà religiosa, i diritti delle donne, la sicurezza, il ruolo delle piazze, il rapporto con Hamas e la possibilità di criticare movimenti o simboli senza essere automaticamente collocati nell’estrema destra.
Nel passaggio sul Pride, Cerno punta il dito contro l’eventuale esclusione degli ebrei da una manifestazione nata, nelle sue parole, come “parata dei diritti di tutti”. È una critica che mira a colpire una contraddizione: il rischio che uno spazio costruito attorno all’inclusione finisca per produrre nuove esclusioni.
La parte finale dell’intervento assume i toni di una rivendicazione politica. Tommaso Cerno afferma che il tema centrale non sia più soltanto il posizionamento tra destra e sinistra, ma la difesa degli spazi di libertà nel dibattito pubblico.
“Ne consegue che oggi gli spazi di libertà nel dibattito pubblico sembrano ridursi e che a destra restano, per alcuni, gli ultimi senza moralismo”.
Poi chiude con una formula ancora più netta: “Se difendere il diritto degli ebrei a sfilare al Pride e denunciare ambiguità e legami con Hamas vale l’etichetta di fascista e islamofobo, allora io lo sono. Ed è su questo fronte che va combattuta la battaglia contro censura e il vero nuovo fascismo, quello rosso”.
Il messaggio di Cerno si colloca quindi dentro una battaglia politica e culturale fondata su un’accusa precisa: una parte della sinistra, nel tentativo di presidiare il campo morale, avrebbe finito per trasformare il politicamente corretto in uno strumento di censura. Una posizione destinata a dividere, perché tocca temi molto sensibili: il Pride, la questione ebraica, l’islamismo politico, la guerra culturale sui libri e il ruolo della destra nel difendere spazi di libertà.
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