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Calenda, Picierno e Marattin provano a smarcarsi da Schlein e Conte: nasce il terzo polo, il centro dei non allineati

Polo dei non allineati al debutto a Milano: Picierno, Calenda e Marattin cercano uno spazio fuori dal campo largo.

Il Polo dei non allineati prova a ritagliarsi uno spazio politico autonomo rispetto al campo largo di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Il debutto è avvenuto al Teatro Parenti di Milano, dove si sono ritrovati sullo stesso palco la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, il leader di Azione Carlo Calenda, il segretario del Partito Liberaldemocratico Luigi Marattin e diversi esponenti arrivati da precedenti esperienze nel centrosinistra. L’obiettivo dichiarato è costruire un’area riformista, europeista e alternativa agli schemi del bipolarismo, ma la presenza di Mario Monti ha subito riaperto il confronto sul peso del passato tecnico e sulla linea economica del nuovo progetto.

Polo dei non allineati, il debutto a Milano

La convention promossa da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli ha segnato il primo tentativo pubblico di dare forma a un nuovo spazio centrista e riformista. L’idea è quella di un’area capace di smarcarsi sia dal campo largo costruito attorno a Schlein e Conte, sia dalle coalizioni tradizionali, puntando su contenuti, competenze e identità politica autonoma.

Sul palco del Teatro Parenti si è vista una platea composta da ex esponenti del Partito Democratico, liberaldemocratici, rappresentanti di movimenti civici e figure politiche alla ricerca di una nuova collocazione. L’entusiasmo iniziale ha accompagnato il lancio del progetto, ma la scelta di dare spazio a Mario Monti ha subito introdotto un elemento divisivo.

L’ex presidente del Consiglio, indicato da alcuni come possibile riferimento nobile dell’area liberale ed europeista, porta con sé anche il ricordo di una stagione politica segnata dal rigore, dalle misure fiscali e dall’aumento della pressione tributaria. Proprio questo rende la sua presenza un passaggio delicato per un movimento che vuole presentarsi come nuovo e competitivo.

Monti e il richiamo ai sacrifici per l’Europa

Nel suo intervento, Mario Monti ha rilanciato una visione europeista fondata sulla necessità di assumersi costi politici ed economici. «Non è possibile realizzare l’Europa senza effettuare sacrifici», ha affermato l’ex premier, richiamando una linea che rimanda alla stagione delle scelte impopolari compiute durante il suo governo.

Il riferimento al “pagare un costo” è stato letto come un invito a rinunciare ad azioni considerate più popolari per inseguire un obiettivo ritenuto più alto. Una impostazione che può però creare difficoltà a un nuovo soggetto politico chiamato a parlare soprattutto a ceto medio, imprese, professionisti e cittadini che negli anni hanno associato il nome di Monti a tasse, rigore e sacrifici.

Il rischio, per i promotori del nuovo centro, è quello di apparire come la riproposizione di un modello già visto. Il precedente di Scelta Civica, partita con ambizioni consistenti e poi rapidamente scesa sotto il punto percentuale, resta un riferimento politico difficile da ignorare. Per questo, dentro il nuovo spazio riformista, la sfida non è soltanto aggregare sigle e personalità, ma evitare che il progetto venga percepito come un ritorno a formule tecniche già sperimentate.

Marattin e Picierno puntano sui contenuti, Calenda attacca le coalizioni

Una linea diversa è quella indicata da Luigi Marattin, che ha insistito sulla necessità di costruire il progetto partendo dai contenuti e non dalla competizione tra leadership. «Avremo successo – evidenzia – se collaboreremo e lavoreremo sui contenuti, non su leadership. Da molto tempo le offerte politiche in Italia non si formano più in base alla cultura o all’identità».

Anche Pina Picierno ha richiamato la necessità di uno spazio politico fondato sul confronto e sulle proposte. La vicepresidente del Parlamento europeo ha sottolineato che Spazio Pubblico, la piattaforma che in pochi giorni avrebbe raccolto 22 mila adesioni, deve essere innanzitutto «uno spazio pubblico nel quale discutere di cose serie». Poi ha aggiunto: «La politica – ribadisce – è per definizione discutere. Altrimenti diventa solipsismo».

Più rigida, invece, la posizione di Carlo Calenda, che continua a mantenere una linea autonoma rispetto alle possibili convergenze. Il leader di Azione ha criticato il dibattito sulla legge elettorale, accusando la maggioranza di spingere «ad avere delle coalizioni infinite con dentro estremisti».

Il nuovo Polo dei non allineati nasce quindi tra ambizione e contraddizioni. Da una parte c’è la volontà di costruire un’area alternativa al campo largo e capace di parlare a un elettorato moderato, riformista ed europeista. Dall’altra resta da chiarire se il progetto saprà liberarsi dall’immagine di un centro tecnico e austero, o se finirà per riproporre formule che in passato non hanno retto alla prova del consenso.

Published by
Claudia De Napoli

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