Igor Protti è morto dopo una lunga malattia: Bari perde uno dei simboli più amati della storia biancorossa.
La notizia che Bari non avrebbe mai voluto ricevere è arrivata oggi, 19 giugno 2026: Igor Protti è morto dopo una lunga malattia. Per il calcio biancorosso non se ne va soltanto un ex attaccante, ma uno dei volti più riconoscibili e amati di una stagione sportiva rimasta nella memoria della città. Lo “Zar”, come lo chiamavano i tifosi, aveva legato il proprio nome al Bari con quattro stagioni intense, culminate nel titolo di capocannoniere della Serie A, un traguardo che lo aveva trasformato in bandiera popolare, simbolo di appartenenza e riferimento emotivo per generazioni di sostenitori.
La morte di Igor Protti colpisce in modo profondo Bari, perché il suo rapporto con la città era andato molto oltre il campo. Non era soltanto il centravanti dei gol pesanti, delle domeniche al San Nicola, delle esultanze entrate nella memoria collettiva. Era diventato una figura familiare, riconosciuta anche da chi il calcio lo seguiva solo attraverso il racconto dei padri, dei fratelli, degli amici e delle radio accese nei pomeriggi di campionato.
Il suo nome resta legato a una delle pagine più forti della storia biancorossa. Con la maglia del Bari, Protti aveva vissuto quattro stagioni da protagonista, fino alla consacrazione personale nella stagione in cui conquistò il titolo di capocannoniere della Serie A. Un’impresa rara, ancora più significativa perché arrivata con una squadra lontana dalle grandi potenze del campionato.
Negli ultimi mesi le sue condizioni di salute avevano preoccupato i tifosi. La malattia, affrontata pubblicamente con dignità, aveva reso ancora più forte il legame tra Protti e chi lo aveva seguito negli anni. Ogni sua apparizione, ogni messaggio, ogni immagine condivisa diventava un segnale atteso da chi continuava a considerarlo parte della famiglia biancorossa.
Di recente Igor Protti era tornato idealmente al centro della vita cittadina con la presentazione, nel Comune di Bari, del libro “Bari, ti amo! Parola di Zar”, scritto insieme a Michele Salomone. Il volume raccoglieva aneddoti, ricordi e storie legate al suo periodo nel capoluogo pugliese, un racconto personale e sportivo capace di riaprire il filo emotivo con i tifosi.
Quel titolo, “Bari, ti amo!”, non era una semplice formula editoriale. Era la sintesi di un rapporto rimasto vivo anche dopo la fine dell’esperienza in campo. Protti aveva continuato a essere accolto come uno di casa, con l’affetto riservato a chi non ha solo segnato gol, ma ha lasciato un segno dentro una città intera.
La presentazione del libro aveva avuto il sapore di un ritorno e, allo stesso tempo, di un saluto carico di emozione. In quelle pagine c’erano il calcio, gli spogliatoi, le partite, i tifosi, ma soprattutto il racconto di un’appartenenza. Bari lo aveva adottato, lui aveva restituito quell’amore con parole e ricordi che oggi assumono un peso ancora più forte.
Solo poche settimane fa, un’immagine aveva commosso il mondo biancorosso: Igor Protti, nonostante la sofferenza, aveva accompagnato la figlia all’altare. Uno scatto privato, diventato subito pubblico nel sentimento collettivo, perché mostrava la forza di un padre e la fragilità di un uomo provato dalla malattia.
Quella foto aveva attraversato i social e aveva provocato una reazione immediata tra i tifosi del Bari, del Livorno e delle altre squadre che avevano conosciuto la sua carriera. Non servivano molte parole: bastava la sua presenza, accanto alla figlia, per raccontare una battaglia vissuta fino all’ultimo con coraggio e riservatezza.
La scomparsa di Igor Protti lascia un vuoto nel calcio italiano e in particolare a Bari, dove il suo nome resta legato a una stagione irripetibile. Nelle prossime ore sono attese le reazioni del mondo sportivo, dei tifosi e delle istituzioni cittadine. Il dato certo, oggi, è quello più doloroso: Bari saluta lo “Zar”, uno dei protagonisti più amati della sua storia calcistica
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