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Meloni frena sullo scontro con Trump e cerca una via d’uscita “Non possiamo rischiare di rompere con l’America”

La tensione tra Giorgia Meloni e Donald Trump pesa sui rapporti Italia-Usa, mentre Palazzo Chigi prova a evitare una frattura diplomatica.

Il governo italiano prova a raffreddare lo scontro tra Giorgia Meloni e Donald Trump dopo il nuovo duro botta e risposta tra la presidente del Consiglio e il presidente americano. Al rientro da Bruxelles, la premier valuta le conseguenze politiche e diplomatiche di una tensione che, se prolungata, rischia di incidere sui rapporti tra Italia e Stati Uniti, con effetti su commercio, difesa, relazioni atlantiche e appuntamenti internazionali già fissati.

Giorgia Meloni e lo scontro con Trump: la linea di Palazzo Chigi

Dentro Palazzo Chigi viene riconosciuto che una contrapposizione con Trump può avere anche un effetto sul consenso interno, soprattutto in una fase in cui la vicinanza al presidente americano non appare premiante sul piano politico. Ma il calcolo interno non basta a compensare il peso dei rapporti bilaterali con Washington.

Gli scambi commerciali tra Italia e Stati Uniti superano i 100 miliardi di euro, un dato che interessa direttamente imprese, industria e Confindustria. A questo si aggiungono il ruolo dei 20 milioni di italo-americani, le basi Nato e statunitensi sul territorio italiano e il tema della difesa aerea, su cui il ministro Guido Crosetto richiama da tempo la necessità del sostegno americano in assenza di investimenti europei molto più consistenti.

Per questo, nella cerchia della premier, il passaggio più rilevante della risposta di Meloni non viene considerato quello più duro, ma la frase: «Non tornerò più sull’argomento». È il segnale di una volontà di chiudere la fase della polemica pubblica e provare a riaprire un canale politico.

I rapporti Italia-Usa e il segnale di Villa Taverna

La linea trasmessa ai ministri e ai vertici di Fratelli d’Italia è quella di fermare l’escalation. La reazione alle parole considerate offensive e «senza senso» c’è stata, ma a Palazzo Chigi si ritiene che la posta in gioco sia troppo alta per trasformare lo scontro in una crisi stabile.

Anche il Quirinale segue con attenzione l’evoluzione del caso. Il presidente Sergio Mattarella, dopo il primo attacco di Trump, ha telefonato a Meloni per esprimerle solidarietà. Allo stesso tempo, al Colle viene considerato essenziale non compromettere il rapporto con gli Stati Uniti, posizione nota anche al governo.

Il cambio di passo emerge soprattutto in vista del ricevimento del 4 luglio, che si terrà il 2 luglio a Villa Taverna, sede dell’ambasciata americana a Roma. Dopo le prime tensioni, diversi ministri avevano valutato l’assenza. Ora l’indicazione è diversa: i rappresentanti del governo parteciperanno. Eventuali assenze saranno considerate scelte personali, non una posizione dell’esecutivo.

In questa cornice, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, dopo un confronto con Meloni, ha parlato al telefono con il segretario di Stato americano Marco Rubio. Tajani sarà presente a Villa Taverna, in quello che appare come un segnale diplomatico inviato a Washington.

Hormuz e Nato, le prossime mosse del governo

Il passaggio più delicato arriverà pochi giorni dopo, il 7 e 8 luglio, con il vertice Nato in programma ad Ankara, dove Meloni dovrebbe rivedere Trump. Sarà il primo confronto diretto dopo lo scontro pubblico e potrebbe indicare se la crisi potrà essere ricomposta o se resterà aperta.

Intanto il governo rallenta anche sul voto parlamentare relativo alla missione italiana a Hormuz. Dopo l’annullamento della missione di Tajani a Miami, l’esecutivo non sembra intenzionato ad accelerare. Fonti di governo riferiscono che si stava lavorando per portare in Parlamento la missione dei cacciamine nei primi giorni di luglio, ma da Palazzo Chigi sarebbe arrivata l’indicazione di prendere tempo: «Aspettiamo».

La prudenza riguarda sia l’instabilità dell’area mediorientale, anche alla luce delle mosse di Israele, sia la necessità di capire se il rapporto con gli Stati Uniti possa essere ricucito prima di inviare nuovi segnali operativi a Washington. La fase resta quindi sospesa tra fermezza politica e tentativo diplomatico, con il governo impegnato a non trasformare lo scontro in una «cesura delle relazioni diplomatiche».

Published by
Claudia De Napoli

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