Italia & Dintorni

Conte prende il comando del campo largo, il piano per far fuori Matteo Renzi

Giuseppe Conte rafforza il suo peso nel campo largo, mentre restano aperti i dossier su Ucraina, Israele e Nato.

Giuseppe Conte sembra aver conquistato una posizione centrale nella costruzione del campo largo di centrosinistra, mentre il voto non è ancora stato fissato e la campagna elettorale appare già avviata. La foto al ristorante Costanza, con i leader dello schieramento seduti allo stesso tavolo, viene letta come un primo successo politico dell’ex presidente del Consiglio, capace di incidere sugli equilibri interni e di ottenere l’esclusione di Matteo Renzi dalla fase più delicata della trattativa. Le conseguenze riguardano non solo i rapporti tra Pd, Movimento 5 Stelle e alleati minori, ma anche la definizione della leadership e del programma.

Campo largo, Conte rafforza la sua posizione nella sinistra

La foto di gruppo al ristorante Costanza ha avuto un valore politico superiore alla semplice immagine conviviale. Per Conte, quel tavolo ha rappresentato un passaggio utile a certificare un nuovo equilibrio: il Partito democratico, storicamente abituato a rivendicare una posizione dominante nell’area progressista, si è mostrato su un piano di apparente parità con le altre forze dello schieramento.

Il secondo risultato attribuito all’ex premier riguarda Renzi. L’esclusione del leader di Italia Viva ha eliminato dalla partita un concorrente diretto nella costruzione dell’egemonia interna. Renzi, infatti, puntava a rientrare nel centrosinistra come figura capace di collegare la sinistra radicale a un centro più ampio e competitivo.

La strategia di Conte appare diversa: consolidare prima un blocco più marcatamente orientato a sinistra, destinato a pesare su programma, liste e linea politica. Solo in un secondo momento potrebbe arrivare l’eventuale aggregazione di un’area centrista, ma in una posizione aggiuntiva e non determinante.

Il ruolo del Movimento 5 Stelle e il rapporto con il Pd

Per accreditarsi come guida possibile dello schieramento, Conte può rivendicare due elementi: una linea politica radicale su alcuni temi interni e l’esperienza maturata a Palazzo Chigi. L’ex premier ha guidato due governi molto diversi: il primo con la Lega di Matteo Salvini, il secondo con il Partito democratico, nel periodo più difficile dell’emergenza Covid.

Proprio quella stagione resta però uno dei punti più controversi del suo profilo politico. Le scelte assunte durante la pandemia continuano a essere oggetto di discussione, anche alla luce dei lavori della commissione parlamentare d’inchiesta. Nel dibattito tornano i rapporti con Massimo D’Alema, le forniture legate alla Cina e il ruolo di Domenico Arcuri, commissario straordinario nella fase dell’emergenza.

Sul piano interno al centrosinistra, la partita è ancora aperta. Conte deve consolidare la propria leadership e limitare gli spazi di autonomia di Elly Schlein, mentre l’area riformista del Pd appare sempre più marginale. In questo scenario potrebbe pesare anche l’influenza di Goffredo Bettini, figura storica del partito e da anni attento regista delle relazioni politiche nella sinistra.

Politica estera, il punto debole della strategia di Conte

Il vero banco di prova per Conte resta però la politica estera. Su Ucraina, Israele, Medio Oriente, Unione europea e Nato, il centrosinistra non può limitarsi a una manovra di schieramento. Servono posizioni nette, perché su questi dossier si misurano interessi nazionali, alleanze internazionali e collocazione dell’Italia.

La linea del Movimento 5 Stelle, spesso critica verso il sostegno militare a Kiev, resta uno dei nodi più difficili da sciogliere. Il rapporto con la Russia di Vladimir Putin e la postura sull’Ucraina rischiano di creare una frattura profonda con la tradizione atlantica italiana, fondata sull’appartenenza all’Occidente, all’Unione europea e alla Nato.

È qui che la leadership di Conte incontra il passaggio più complesso. L’ex premier ha dimostrato abilità tattica nella costruzione dei rapporti interni al campo largo, ma la credibilità di una coalizione di governo si misurerà sulle scelte strategiche. E su quel terreno la partita è molto più difficile della gestione di un tavolo elettorale.

Published by
Emanuele Larocca

This website uses cookies.