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Roberto Vannacci e Caporale, scontro sui migranti nei campi: “Chi raccoglierebbe i pomodori?”

Roberto Vannacci replica a Caporale a L’aria che tira sul lavoro degli stranieri nei campi e rilancia la remigrazione.

Roberto Vannacci e lo scontro sui lavoratori stranieri nei campi

Botta e risposta acceso a L’aria che tira, su La7, tra Antonello Caporale e Roberto Vannacci sul tema della remigrazione e del lavoro agricolo svolto da molti stranieri in Italia. Il giornalista del Fatto Quotidiano ha incalzato il leader di Futuro Nazionale chiedendo chi raccoglierebbe frutta e verdura nei campi se venissero rimandati nei Paesi d’origine centinaia di migliaia di immigrati irregolari. La replica del generale ha spostato il confronto sul costo del lavoro, sui salari e sulla meccanizzazione delle aziende agricole.

Il passaggio centrale della discussione è arrivato quando Caporale ha collegato lo slogan della remigrazione, sostenuto da Vannacci, alla presenza di lavoratori stranieri impegnati nella raccolta di pomodori, insalate, fragole e altri prodotti agricoli. Un tema che tocca direttamente un settore in cui la manodopera straniera ha un peso rilevante e spesso svolge attività stagionali faticose e poco retribuite.

Il giornalista ha impostato la domanda in modo diretto: “Se fosse lei ministro dell’Interno o presidente del Consiglio – ha esordito Caporale -, manderebbe subito a casa almeno 500mila clandestini. 300mila dei quali, in queste ore, stanno raccogliendo pomodori, insalate, fragoline del bosco, fragole grandi. Ovunque stanno anche mungendo le mucche, stanno raccogliendo il fieno. Stanno facendo tutti lavori per le nostre case. Lei sta a Bruxelles e mangerebbe i cavolfiori di Bruxelles. Ma qui in Italia chi raccoglierebbe al loro posto i meravigliosi pomodori pachino?”.

La replica del generale: salari, Marx e meccanizzazione

Vannacci ha risposto richiamando un concetto legato alla critica del lavoro sottopagato, sostenendo che la presenza di lavoratori immigrati avrebbe contribuito ad abbassare le tutele e i salari nel settore agricolo. Il generale ha citato Marx e ha parlato di un sistema che, a suo giudizio, avrebbe penalizzato i lavoratori.

“Ho notato che lei ha messo proprio il dito nella piaga – la replica del generale -. Questi immigrati hanno costituito quello che Marx definiva ‘l’esercito industriale di riserva del padrone’, togliendo i diritti ai lavoratori e facendoli lavorare per un salario non adeguato. Quindi rimandandoli a casa, noi sbloccheremmo anche questa situazione assurda. E porteremo gli italiani stessi che raccoglievano le olive 30 o 40 anni fa, raccoglievano le fragole e raccoglievano i pomodori. Oppure porteremo gli imprenditori a meccanizzare le altre aziende agricole in quanto non avranno più un esercito di riserva industriale del padrone e sarà più conveniente farli raccogliere a delle macchine piuttosto che a delle persone che hanno tutto il diritto di rimanere a casa propria e di cercare di autorealizzarsi a casa propria”.

La posizione di Vannacci si concentra quindi su due conseguenze: da un lato il ritorno degli italiani in mansioni agricole che, secondo il generale, erano più diffuse alcuni decenni fa; dall’altro la spinta verso investimenti in macchinari, nel caso in cui venisse meno la disponibilità di manodopera straniera a basso costo.

Il nodo politico della remigrazione in tv

Il confronto televisivo ha messo al centro una delle questioni più divisive nel discorso politico di Roberto Vannacci: la gestione dell’immigrazione e il rapporto tra presenza straniera, lavoro agricolo e condizioni salariali. Caporale ha scelto di partire da un esempio concreto, quello della raccolta dei prodotti nei campi, per chiedere quali effetti avrebbe una linea più rigida sui rimpatri.

La risposta del leader di Futuro Nazionale ha confermato l’impostazione già sostenuta in altre occasioni: meno lavoratori stranieri, secondo questa tesi, significherebbe meno compressione dei salari e maggiore incentivo per le imprese a cambiare modello produttivo. Resta però il punto pratico sollevato dal giornalista: chi sostituirebbe, nell’immediato, la manodopera oggi presente nelle campagne italiane.

Il passaggio sui pomodori è diventato così il simbolo di uno scontro più ampio: non solo immigrazione, ma anche agricoltura, salari, diritti dei lavoratori e sostenibilità economica delle imprese.

Published by
Claudia De Napoli

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