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Landini sul caso Trump-Meloni: “Inaccettabili le sue parole, ma il governo era parte di quel progetto”

Maurizio Landini critica Trump e accusa il governo Meloni di aver sostenuto negli anni il suo modello politico, sociale ed economico.

Landini contro Trump e il governo Meloni

Maurizio Landini attacca Donald Trump e chiama direttamente in causa il governo guidato da Giorgia Meloni. Il segretario generale della Cgil è intervenuto a margine dell’evento “Legalità e appalti”, commentando lo scontro tra il presidente degli Stati Uniti e la premier italiana. Per Landini, le parole usate da Trump sono inaccettabili, ma la tensione di questi giorni non può cancellare il rapporto politico che, a suo giudizio, ha legato la destra italiana al modello rappresentato dal leader americano.

Il sindacalista ha scelto una linea dura, distinguendo il giudizio sulle frasi del presidente statunitense dalla valutazione più ampia sul posizionamento del governo italiano. “Considero inaccettabili le parole che ha usato Donald Trump e non accetto che lui possa decidere di giudicare il mondo intero. Ma non si può far finta di non sapere che il governo Meloni è stato, ed è parte, finché non cambia, di quel progetto politico e di quella ridefinizione dei rapporti geopolitici”.

Il riferimento è alla vicinanza politica rivendicata in questi anni da una parte del centrodestra italiano verso l’impostazione trumpiana, sia sul piano economico sia su quello internazionale. Secondo Landini, la rottura verbale tra Trump e Meloni non basta a separare la premier da quel campo politico.

La critica al modello Trump: capitalismo, regole e armi

Nel suo intervento, il leader della Cgil ha allargato il ragionamento al modello economico e sociale attribuito a Donald Trump. La sua critica riguarda l’idea di un capitalismo senza regole, fondato sulla forza dei rapporti economici e sulla riduzione degli spazi di mediazione internazionale.

“Io credo che stia emergendo con forza come in questo momento Trump rappresenti un’idea di capitalismo che è incompatibile con la democrazia, secondo cui tutto si può comprare e vendere, che non ci devono essere regole, nessun luogo internazionale che possa stabilire regole comuni. Al punto che sta esportando la guerra risdoganandola come strumento di rapporti tra le nazioni. E questo sta determinando nel mondo che l’unica spesa che sta aumentando nel mondo è quella per le armi”, ha continuato Landini.

Per Landini, il punto politico non è soltanto la polemica personale tra due leader, ma la direzione assunta dai rapporti internazionali. L’aumento della spesa militare, nella sua lettura, è uno degli effetti più evidenti di una fase in cui la guerra torna a essere presentata come strumento ordinario nei rapporti tra gli Stati.

L’affondo sulla destra italiana e sulle politiche da contrastare

Il segretario generale della Cgil ha poi riportato il discorso sul governo italiano e sulle forze che sostengono Giorgia Meloni. Secondo Landini, negli ultimi anni il modello politico di Trump sarebbe stato indicato dalla destra italiana come un riferimento da importare in Italia e in Europa.

Il sindacalista ha ricordato che la premier, il suo “governo e le forze politiche che lo sostengono in questi anni hanno sempre indicato quello che rappresentava Trump e il suo modello sociale ed economico come quello che andava portato in Italia e in Europa. I risultati che stiamo vedendo sono questi. Le politiche di Trump vanno contrastate perché fanno male alla democrazia”.

La posizione di Landini inserisce quindi lo scontro tra Trump e Meloni in una cornice più ampia: non solo una crisi di rapporti personali o diplomatici, ma il segnale delle conseguenze politiche di un modello che, secondo la Cgil, mette in discussione regole comuni, equilibrio internazionale e qualità della democrazia.

Published by
Lorenzo Costantino

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