Tommaso Cerno critica la sinistra italiana, il nuovo corso di Elly Schlein e il ruolo di Giorgia Meloni nel rapporto con Donald Trump.
Tommaso Cerno interviene nel confronto politico italiano con una lettura durissima della fase attraversata dalla sinistra, mettendo al centro il ruolo di Giorgia Meloni, il rapporto con Donald Trump e la crisi della vecchia area socialdemocratica europea.
Secondo il giornalista, la premier avrebbe sottratto alla sinistra anche l’ultimo terreno rimasto, quello dell’opposizione al leader americano, spingendo il dibattito nazionale verso una dimensione fatta più di simboli che di scelte concrete.
Nelle sue dichiarazioni, Cerno descrive una politica italiana sempre più distante dai problemi reali, evocando “quel Marte evocato da Musk” per indicare un confronto pubblico dominato da posture e rappresentazioni.
Il punto centrale del suo ragionamento riguarda la trasformazione di Meloni, definita “di lotta e di governo”, capace, a suo giudizio, di occupare uno spazio politico che per anni era stato identitario per la sinistra.
L’analisi si concentra poi sui partiti progressisti, descritti come eredi di una “vecchia socialdemocrazia” già bocciata dagli elettori nel 2022 e successivamente travolta dal nuovo corso di Elly Schlein.
Cerno usa parole molto nette, parlando di una linea politica fatta di “tutto islam, anarchici e antifa” e aggiungendo che, in quella visione, “le case non si comprano, né si affittano, ma si occupano”.
Il ragionamento di Tommaso Cerno non si ferma al quadro italiano.
La crisi, secondo la sua lettura, riguarda l’intero campo progressista europeo e investe quella che per anni è stata definita “euro-sinistra”. Il giornalista indica Starmer come il primo tassello di un possibile effetto domino destinato a coinvolgere anche Francia, Spagna e Germania.
In Italia, la risposta della sinistra alle sconfitte elettorali viene giudicata debole e ripetitiva. Per Cerno, il fronte progressista troverebbe un punto di unione quasi esclusivamente nell’opposizione a Giorgia Meloni, senza riuscire a costruire una proposta politica più solida.
Le parole d’ordine individuate sono accoglienza senza limiti e transizione verde trattata come unica risposta sul piano energetico.
Sul tema dei migranti, il giornalista rifiuta la contrapposizione semplificata tra apertura e chiusura.
Il punto, sostiene, non sarebbe scegliere tra confini aperti o blindati, ma decidere se il fenomeno debba essere governato oppure lasciato alle reti criminali e alle distorsioni dell’intermediazione.
La parte finale dell’intervento riguarda il rapporto tra sostenibilità, nuove tecnologie e consumi energetici.
Cerno individua un paradosso generazionale nel discorso ecologista: da una parte si invoca la tutela dell’ambiente, dall’altra l’economia digitale, l’intelligenza artificiale e l’uso continuo degli smartphone richiedono quantità sempre maggiori di energia.
Il giudizio è particolarmente duro verso i giovani ecologisti, accusati di fare la morale alle generazioni precedenti attraverso strumenti definiti altamente energivori.
La frase più forte dell’intervento arriva nella chiusura, quando Cerno collega il ritorno del tema Trump alla possibilità di una reazione politica interna: “Ben venga Trump se l’effetto che ci fa è risvegliare davvero l’Italia first”.
Per il giornalista, dunque, la sfida aperta non riguarda solo il rapporto tra Italia e Stati Uniti, ma anche la capacità della politica nazionale di tornare a misurarsi con sovranità, energia, immigrazione e identità produttiva, senza restare prigioniera di slogan o schemi ereditati dal passato.
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