Tommaso Cerno rilancia lo scontro sulla sinistra europea e indica nel centrodestra la possibile svolta politica dell’Unione europea.
Tommaso Cerno interviene sul quadro politico europeo e descrive una fase in cui, a suo giudizio, la destra europea occupa ormai il centro della scena: governa, prende decisioni, affronta errori e correzioni, mentre la sinistra appare sempre più in ritirata. Il ragionamento parte dal confronto internazionale, con il rapporto tra Giorgia Meloni e Donald Trump indicato come uno dei passaggi più visibili dello scontro politico globale.
Secondo Cerno, il punto non è più il ritorno di vecchie categorie ideologiche, ma il cedimento di un modello politico che le sinistre avrebbero difeso per anni come inevitabile. La sua formula è dura: “Altro che fascismo, qui c’è la diagnosi di uno sfascismo che le sinistre hanno venduto per decenni come il mondo migliore possibile. Solo perché nessuno raccontava la verità”.
Nel suo intervento, il giornalista allarga il campo oltre l’Italia e guarda a due capitali simboliche della politica progressista europea: Londra e Madrid. Da una parte cita Keir Starmer, leader laburista britannico, dall’altra Pedro Sánchez, premier spagnolo, descritto come un capo politico indebolito dagli scandali che coinvolgono anche la sua cerchia familiare.
La tesi centrale di Tommaso Cerno è che l’Europa possa muoversi in modo sempre più stabile verso il centrodestra, non più percepito soltanto come area di protesta, ma come forza di governo. Nel suo ragionamento, questa trasformazione sarebbe già visibile in Italia, dove il centrodestra viene presentato come l’anima politica del Paese da diversi anni.
Per Cerno, la svolta non riguarderebbe soltanto gli equilibri nazionali, ma anche il futuro dell’Unione europea. La Ue, nata con l’ambizione di essere una “cattedrale” della democrazia, viene descritta come un progetto appesantito da procedure, rinvii e meccanismi burocratici che ne hanno indebolito la percezione pubblica.
Da qui l’idea di una rifondazione del patto europeo, affidata a un centrodestra che, secondo l’analisi proposta, sarebbe ormai pronto a presentarsi come forza ordinatrice del sistema. Non una destra nostalgica, ma una destra di governo, impegnata a ridefinire i rapporti tra sovranità nazionale, istituzioni europee e ruolo internazionale dell’Occidente.
Nel passaggio finale, Cerno distingue le destre di governo contemporanee dalle categorie del Novecento. “Le destre di governo di oggi non sono soltanto lontane dal fascismo: spesso non sono nemmeno nazionaliste nel senso novecentesco del termine”, afferma.
Secondo il giornalista, queste forze politiche rappresentano piuttosto modelli nuovi, capaci di pensare lo Stato dentro una dimensione continentale, ma senza rinunciare alle proprie condizioni politiche e culturali. In questo schema, Cerno rifiuta sia l’avvicinamento all’islamismo radicale, attribuito alla sinistra, sia una piena dipendenza dalla linea di Donald Trump.
La scelta, però, resta chiara nella sua conclusione: “Tra i due, la scelta non è difficile, scelgo l’America. Soprattutto adesso che non porta doni”. Una frase che riassume il senso politico dell’intervento: il centrodestra europeo, secondo Cerno, deve restare ancorato all’Occidente, ma senza farsi trascinare automaticamente dalle mosse del presidente americano.
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