Rai esclude la tutela legale per Sigfrido Ranucci dopo le parole su Cipriani a È sempre Cartabianca.
La frattura tra Sigfrido Ranucci e la Rai si allarga nel punto più delicato: la copertura legale. L’azienda ha deciso di non garantire al conduttore di Report la tutela nelle spese per la causa promossa dall’imprenditore Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, dopo le dichiarazioni rilasciate durante una puntata di È sempre Cartabianca. Il caso, esploso dopo alcune indiscrezioni circolate nella giornata di mercoledì 24 giugno 2026, è stato poi confermato dalla stessa Rai, che ha escluso motivazioni politiche e ha richiamato il regolamento interno sugli incarichi aziendali.
La vicenda nasce dalla partecipazione di Sigfrido Ranucci al programma condotto da Bianca Berlinguer, È sempre Cartabianca, in onda su Rete 4. Durante quell’intervento, il giornalista aveva parlato di una presunta visita del ministro Carlo Nordio a Giuseppe Cipriani. Una notizia che lo stesso Ranucci aveva poi ammesso non essere stata verificata.
La circostanza è stata successivamente smentita dal ministro Nordio, che ha deciso di procedere per vie legali. Da qui la richiesta di copertura da parte del giornalista e la decisione della Rai di non attivare la tutela legale per quel segmento specifico della vicenda.
Il punto centrale, secondo l’azienda, non riguarda l’attività giornalistica svolta da Ranucci all’interno di Report, ma il contesto in cui quelle dichiarazioni sono state pronunciate. La Rai sostiene infatti che l’ospitata fosse stata autorizzata solo per la presentazione di un libro e non come incarico editoriale riconducibile all’azienda.
La decisione ha aperto un nuovo fronte di tensione attorno al conduttore, già al centro di polemiche politiche e mediatiche per le inchieste trasmesse da Report.
La mancata copertura legale ha provocato una reazione immediata da parte del Movimento 5 Stelle, che ha letto la scelta della Rai come un atto politicamente orientato contro Sigfrido Ranucci e contro la trasmissione Report.
La posizione del M5S è stata durissima: “Ci sembra chiaro che l’unico obiettivo di Giampaolo Rossi, agli ordini di Giorgia Meloni e di Fazzolari, sia quello di far fuori il conduttore e di indebolire Report. Stavano cercando l’occasione e pensano di averla trovata in questo modo vergognoso”.
Parole che hanno trasformato una questione giuridico-amministrativa in un nuovo caso politico. Al centro dello scontro c’è il rapporto tra il servizio pubblico, i suoi giornalisti e la tutela garantita quando un dipendente viene coinvolto in procedimenti legali collegati alla propria attività professionale.
Per il Movimento 5 Stelle, la decisione indebolisce Report e colpisce direttamente uno dei volti più riconoscibili del giornalismo d’inchiesta televisivo. La Rai, invece, respinge questa lettura e rivendica l’applicazione delle regole interne, sostenendo che non vi sia alcun margine di discrezionalità politica nella scelta.
In serata è arrivata la nota ufficiale dell’azienda, che ha confermato la mancata attivazione della tutela legale ma ha contestato la ricostruzione secondo cui la decisione sarebbe legata a valutazioni politiche.
Nel comunicato, la Rai ha scritto: “RAI smentisce la ricostruzione secondo cui la mancata attivazione della tutela legale nei confronti del conduttore e vice direttore ad personam Sigfrido Ranucci sarebbe riconducibile a valutazioni politiche o a scelte discrezionali estranee ai regolamenti aziendali”.
Poi la spiegazione sul criterio utilizzato: “La decisione è stata assunta in applicazione del regolamento vigente, che subordina la copertura legale a un requisito imprescindibile: il nesso diretto e funzionale tra i fatti contestati e l’esecuzione di mansioni o incarichi conferiti da RAI. Nel caso in esame, RAI aveva autorizzato il dipendente Ranucci alla partecipazione alla trasmissione “È sempre Cartabianca” al solo e limitato scopo di presentare l’ultimo suo libro, peraltro non edito da RAI. Si tratta, quindi, di un contesto editoriale esterno a RAI e non riconducibile a un incarico aziendale”.
L’azienda ha inoltre precisato che la copertura resta valida per l’attività svolta all’interno della trasmissione di Rai 3: “La tutela legale è naturalmente garantita in relazione ai servizi giornalistici che settimanalmente vanno in onda su Report, inclusi quelli relativi al caso Minetti Cipriani”.
La posizione della Rai delimita quindi il perimetro della tutela: sì alla copertura per i servizi di Report, no per le dichiarazioni rese da Ranucci in un programma esterno e in un contesto che l’azienda non considera incarico aziendale.
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