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Alzheimer scoperte dove si trovano le cellule del dove e del quando

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L’Alzheimer colpisce milioni di persone nel mondo e, secondo alcuni dati recenti, nei prossimo decennio sarà la malattia che avrà la più alta crescita esponenziale.

Il morbo di Alzheimer è una malattia che non solo colpisce il paziente ma anche le persone che sono a lui vicino.

L’Alzheimer, al momento, non da scampo e la persone che ne viene colpita ha un’aspettativa di vita massimo di 15 anni.

Le ricerche contro una malattia subdola come l’Alzheimer si stanno intensificando in questi ultimi anni.

E’ di pochi giorni fa la notizia che un team di studiosi di un’università americana è riuscita a scoprire la posizione nel cervello del “dove” e del “quando”.

La sensazionale scoperta è stata fatta esaminando il cervello di alcuni cavie da laboratorio nello specifico topi.

La ricerca sulle cellule del “dove” e del “quando” è stata portata a termine dall’università americana della Massachusetts Institute of Technology di Boston.

Le cellule del “dove” e del “quando” servono all’uomo per orientarsi e per memorizzare i ricordi.

Le cellule scoperte dagli scienziati americani sono importantissime per l’essere umano e sono le prime ad essere attaccate dal morbo di Alzheimer.

Le cellule del “dove” e del “quando” permettono all’uomo di ricordarsi, ad esempio, dove è stato posizionato un oggetto qualche giorno prima e di ritrovarlo.

I ricercatori hanno individuato che le cellule si trovano nella parte del cervello chiamata entorinale.

La corteccia entorinale è una delle parti del cervello che è soggetta pian piano a spegnersi per colpa dell’Alzheimer.

I ricercatori americani hanno spiegato come è importante la scoperta delle cellule del “dove” e del “quando” nella lotta contro l’Alzheimer: “La perdita di neuroni di questa regione avviene già nelle prime fasi della malattia di Alzheimer. Comprendere come le cellule oceano e isola contribuiscono a formare la memoria può aiutare a sviluppare marcatori per migliorare la diagnosi precoce di questa malattia”. 

Una scoperta molto importante che però va approfondita nei prossimi mesi con ulteriori studi per comprendere come difendere queste cellule dall’Alzheimer.

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